Spagna, popolari in crisi Tre donne affondano Rajoy

da Madrid

L’ultimo colpo al traballante presidente del Partito popolare spagnolo Mariano Rajoy è arrivato da María San Gil, presidentessa del partito nei Paesi Baschi e simbolo della lotta contro i terroristi dell'Eta. Martedì la San Gil ha rifiutato di firmare un documento sulle autonomie da presentare al prossimo congresso del partito. Il gesto ha aperto di colpo il vaso di pandora del malessere dei popolari, scontenti delle ultime mosse del presidente Mariano Rajoy, reduce da due sconfitte consecutive contro i socialisti di Zapatero, e rischia ora di spaccare in due il Pp.
A raccogliere lo sfogo di San Gil sono state subito altre due donne. Ana Botella, consigliere del comune di Madrid e moglie di un'eminenza grigia del Pp come José María Aznar, è stata la prima. «Io sto con María... se ha lasciato è perché non si stanno garantendo i principi del partito», ha affondato. Esperanza Aguirre, presidentessa della regione di Madrid e ambigua pretendente al posto occupato da Rajoy, non si è fatta pregare. Ha assicurato che «la decisione di un riferimento morale come San Gil deve far pensare». In tutto una trentina di esponenti di primo piano del Pp hanno appoggiato San Gil e invitato Rajoy a una riflessione. Parte del partito è andata oltre. Jaime Mayor Oreja, sfidante di Rajoy per la successione ad Aznar, diceva ieri: «So bene cosa significhi spaccare un partito, ma so anche cosa significa vedere che questo si riduce al nulla».
Latitante da giorni dagli schermi e braccato dal complotto in rosa, Rajoy non è apparso neanche ieri per rispondere al gesto di San Gil. Difficile infatti incassare la critica al cambio di rotta del partito da una persona che ha iniziato la sua carriera nel 1995, quando Eta ammazzò l’esponente politico Gregorio Ordóñez, mentre pranzava con lei, e che ha fatto della sua vita un simbolo della lotta contro l’Eta e gli indipendentisti. Dietro al rifiuto di San Gil c'è infatti, oltre alla debolezza politica di Rajoy, il sospetto che voglia traghettare il Pp lontano dalla «tradizionale idea del partito», fondata su una Spagna unitaria, aprendo la possibilità ai governi regionali del Pp di arrivare a patti con i partiti autonomisti (es. catalanisti e baschi) che chiedono da sempre più competenze.
L’accaduto ha messo in chiaro che tra i popolari esistono ormai due anime e che le ambigue manovre di Rajoy stanno facendole emergere molto velocemente. Il leader si è infatti ripresentato come candidato, ma ha «licenziato» i numeri due e tre del partito (Eduardo Zaplana e Ángel Acebes) ultimi esponenti dell’ala di Aznar presenti al vertice, dando loro implicitamente la colpa delle sconfitte. Ha anticipato il congresso a giugno - dove sarà quasi forzatamente eletto - e si è rifiutato di indire primarie.
Il vertice dell'ambiguità l'ha però raggiunto rifiutando di rendere pubblico il nome del futuro segretario generale fino al congresso, facendo crescere i sospetti e l'incertezza sulla direzione che prenderà il partito. Ieri San Gil ha sintetizzato un sentire comune: «Qui c'è un problema di suicidio collettivo», ha detto. Spetta ora a Rajoy dimostrare che ha torto.