Spagna, processo da rifare: si parlava spagnolo

Giudice impedisce a due imputati d’esprimersi in catalano. E l’Alta Corte annulla la sentenza

da Madrid

L'Audiencia Nacional spagnola annullerà il processo che ha condannato due giovani catalani indipendentisti a pagare una multa di 2.700 euro a testa per aver bruciato foto dei re spagnoli in una manifestazione a favore della Repubblica. Il motivo: il giudice che li ha ascoltati non li ha lasciati esprimere nella loro lingua, il catalano. La notizia, non ancora ufficializzata ma anticipata ieri da El Mundo, ha già fatto scalpore in tutta Spagna.
Tutto succede lo scorso 20 novembre, durante l'udienza di un processo già di per sé molto polemico. Il giudice José María Vázquez Honrubia, interroga i due imputati per il caso delle foto dei reali bruciate in una piazza di Girona. Jaume Roure e Enric Stern, si rifiutano di rispondere in spagnolo e si rivolgono al giudice in catalano. Teoricamente non lo possono fare, perché il diritto a usare le lingue co-ufficiali (catalano, basco, gallego) esiste solo nelle rispettive regioni. Ed il processo si svolge a Madrid.
Il giudice prima ricorda agli imputati che hanno il diritto e il dovere di conoscere il castigliano, ma poi soprassiede e li lascia parlare in catalano per portare a termine l'udienza. Giunti alla dichiarazione finale, chiede però agli imputati di esprimersi in castigliano, visto che entrambi ammettono di conoscerlo. I due invece replicano di nuovo in catalano e il giudice decide togliere a entrambi la parola, interpretando la loro scelta come una rinuncia al diritto di ultima difesa.
Proprio per questo i 18 magistrati della sessione plenaria della Audiencia avrebbero deciso di annullare il processo, perché, secondo loro, Roure e Stern non hanno potuto godere del pieno diritto alla difesa. Il processo si dovrà così rifare ripartendo dalle udienze. Questa volta rigorosamente bilingue.