Spagna, sangue sulle elezioni. L’Eta uccide un politico basco

Assassinato un ex consigliere comunale socialista. I partiti decidono di fermare la campagna elettorale. <strong><a href="/media.pic1?ID=421">Guarda le immagini</a></strong>

Madrid - «Allerta rossa»: questo grado massimo di allarme di fronte alla riemergenza del terrorismo accompagnerà domani gli spagnoli alle urne. Trecentomila tra soldati, poliziotti, membri della Guardia Civil sono mobilitati per proteggere il processo politico nel suo momento più alto, per cercare di evitare che si diffondano il panico e la rabbia per il colpo che i terroristi baschi hanno inflitto ieri al sistema democratico assassinando Isaias Carrasco, un esponente del Partito socialista nella provincia «calda» di Guipozkoa. Usciva di casa per andare al lavoro e l’hanno crivellato di colpi di fronte alla moglie e alla figlia. È l’837ª vittima dell’Eta in quarant’anni di guerra allo Stato spagnolo.

Il crimine non è giunto interamente come una sorpresa. Pochi giorni fa l’Eta aveva fornito un «primo assaggio» facendo saltare con una bomba una sede dello stesso Partito socialista in Vizcaya. Un segnale che una nuova offensiva stava per cominciare dopo la rottura di trattative «tecniche» che erano parse estendersi al nocciolo politico della questione basca. Una «disponibilità» del governo che era apparsa eccessiva a settori influenti dell’opinione pubblica e aveva indotto addirittura l’episcopato cattolico a lanciare una specie di «scomunica»: a invitare gli elettori a non votare per i partiti «disposti a negoziati politici con il terrorismo». E la mollezza, vera o presunta nei confronti dell’Eta è stato l’argomento forse centrale della campagna elettorale del Partido Popular contro il governo Zapatero. La sparatoria nel piccolo centro di Mondragon ha cambiato il tono di tutti, o almeno di molti. Destra e sinistra hanno reagito con parole molto simili, quasi identiche. «Tutti i partiti si sono subito accordati per porre fine alla campagna elettorale, rinunciare a comizi e dibattiti.

Si sono invece trovati alle Cortes per esprimere una reazione unanime. «Daremo la caccia - ha detto Zapatero - ai terroristi autori di questo atto criminale. Lo faremo con tutti gli strumenti che sono a disposizione di uno Stato di diritto. La sorte dell’Eta è segnata: è un flagello che ci tormenta da decenni ma è destinato a scomparire. Sapevamo che poteva arrecarci danni e dolore irreparabili, ma sappiamo egualmente, e sempre meglio, che l’Eta ha già perduto la sua partita, sconfitta dalla democrazia, isolata dalle società civili, nei Paesi Baschi e in tutta la Spagna». Parole che si possono confondere con quelle pronunciate dal leader popolare Rajoy. Frecciate polemiche non sono mancate. Sono emerse nei discorsi di altri esponenti dell’opposizione di destra, che hanno ribadito la necessità di «non lasciare ai terroristi nessuna speranza e nessuna illusione: convincerli che contro di loro useremo unicamente la forza».

La Spagna ritrova così un’atmosfera di emergenza pre-elettorale molto simile, anche se la sfida è di dimensioni assai più ridotte, a quella di quattro anni fa, quando a colpire non furono dei baschi, ma degli integralisti islamici. Il governo Aznar, ebbe paura ad ammetterlo, escluse una responsabilità di Bin Laden e cercò di scaricare la colpa sull’Eta: un passo falso che gli costò le elezioni. Può verificarsi nelle prossime ore un fenomeno simile ma di segno contrario, anche di fronte a un assalto terroristico molto più contenuto come numero di vittime (un morto ieri, 191 nel marzo 2004)? La storia non si ripete mai interamente. Un «sorpasso» all’ultima ora dei «popolari» sui socialisti continua ad essere improbabile, ma non è escluso. Anche se il fatto che un socialista sia stato vittima dei terroristi può imporre una maggiore cautela nei toni. Come minimo, però, la Spagna arriva al giorno del voto ancor più polarizzata di prima.