Spagna, si accende la guerra dell’energia

L’Enel smentisce di voler partecipare alla partita lanciando un’Opa

Paolo Giovanelli

da Milano

È ormai terremoto in tutto il settore elettrico in Spagna, con una discesa in campo delle due maggiori imprese di costruzioni (Acciona e Acs) che rastrellano titoli dei tre principali gruppi energetici, spalleggiate ciascuna dalle due più grandi banche iberiche (Santander e Bbva). E questo mentre la tedesca E.On rilancia la sua offerta su Endesa (primo produttore spagnolo) e mentre si diffondono voci su una possibile Opa di Enel su Iberdrola (al secondo posto nel mercato), peraltro smentite dal presidente del gruppo italiano, Piero Gnudi.
Ma vediamo i due fronti su cui si sta sviluppando la vicenda spagnola. Il primo vede protagonista (e preda) Endesa. Sulla società c’era un’Opa a 24,4 euro per azione della tedesca E.On, ma la notizia che la società di costruzioni Acciona aveva rastrellato il 10% del capitale pagandolo 32 euro per azione, ha spinto E.On a un rilancio a 35 euro, con una valorizzazione del gruppo che sale a 37 miliardi contro i precedenti 27 miliardi. Un impegno finanziario importante che ha spinto Standard & Poor’s ad avvertire che esiste un rischio di declassamento del rating. Il titolo del gruppo tedesco ha comunque limitato le perdite e Francoforte entro l’1,2%, mentre quello di Endesa si allineava al prezzo dell’Opa sfiorando i 35 euro.
I giochi, tuttavia, sono ancora da chiarire: innanzi tutto, ha detto l’amministratore delegato di E.On, Wulf Bernotat, Acciona ha «indirettamente» fatto conoscere la sua intenzione di aprire un dialogo con i vertici tedeschi. Dando così l’impressione che non siano del tutto infondate le voci secondo le quali la mossa di Acciona è solo speculativa. C’è anche la possibilità (opposta) che Acciona salga al 24,9% (la soglia massima a cui si può arrivare in Spagna senza dover lanciare un’Opa) e poi si accordi con la Caja de Madrid per escludere di fatto E.On dai giochi. Bernotat si è comunque affrettato a dichiarare che E.On era pronta ad accogliere «altri azionisti» e che per lui era sufficiente avere il 50,01 che gli desse il controllo di Endesa. La società tedesca ritiene possibile «che il closing dell’operazione possa avvenire entro fine anno».
Passiamo al secondo fronte, quello di Acs-Iberdrola-Union Fenosa. Acs ha reso infatti noto di essere salita al 6,3% in Iberdrola (che produce energia con nucleare e idroelettrico), pagando 37 euro per azione. Acs detiene già il 35% di Union Fenosa e potrebbe puntare a una fusione delle due società elettriche: se questo avvenisse si creerebbe un gruppo con una capitalizzazione da 45 miliardi con 18 miliardi di fatturato annuo, superando quindi Endesa con i suoi 37 miliardi. Per fare un paragone, la capitalizzazione Enel è di 44 miliardi. Tutto questo mentre la legge spagnola vieta di detenere partecipazioni di due imprese elettriche concorrenti. E mentre il governo spagnolo tace.
Il presidente di Iberdrola, Ignacio Sanchez Galan, è però contrario alla fusione con Union Fenosa perché teme che di fatto dia il comando ad Acs. E qui spuntano le voci su Enel: per il gruppo italiano sembra si stia avvicinando l’ultima spiaggia se vuol crescere in Spagna. O lancia un’Opa su Iberdrola, come ha scritto il quotidiano catalano La Vanguardia, o rischia di rimanere fuori dai giochi. Gnudi ha però tagliato corto: «Mi sembra una grande fantasia».