In Spagna il supermarket degli ovuli

da Madrid

Da qualche mese è stato inaugurato un nuovo supermercato virtuale che però alimenta un commercio più che reale. Non ha un'insegna, ma le sue offerte sono ben evidenti su centinaia di annunci su riviste e Internet. È l'ipermercato dell'ovulo al quale tutte le donne e aspiranti madri possono offrirsi come venditrici e acquirenti. Basta scrivere ovulos in un motore di ricerca per essere gettati tra migliaia di annunci dove, tra offerte di cellulari, punti della patente e prestazioni di ogni genere si può anche leggere: «Sono una donna di 27 anni, non fumo, non ho mai avuto malattie sessuali e, in cambio di un rimborso spese da convenire per il viaggio e la permanenza, dono i miei ovuli». E, più in basso, nella categoria «richieste»: «Offro fino a 2500 euro a una donatrice sana di ovuli fra i 22 e i 30 anni».
Sono ovuli umani da fecondare e alla ricerca di un utero adottivo. Sono tanti e rappresentano una grande speranza per chi insegue il desiderio di maternità. E un'opportunità per chi vuole sbarcare il lunario. Offerte e richieste sono catalogate sotto la voce «scambio e donazione», ovviamente, per non mercificare all'apparenza un tema delicatissimo che fa infuriare la Chiesa cattolica spagnola e l'opposizione del centrodestra. Del resto, anche in materia di bioetica, la Spagna di Zapatero, conquista il primo posto tra le nazioni cattoliche in Europa per avere superato e congelato ogni dubbio morale a riguardo, senza dare peso alle proteste del Vaticano. È andata avanti, nonostante i dubbi espressi anche da una parte della comunità scientifica.
La legge 35/1988 sulle donazioni di organi, consente anche la donazione di ovuli ed embrioni, ponendo solo un timido divieto alla loro vendita, senza però condannarne efficacemente il fenomeno speculativo che se ne produce. Infatti, la legge non vieta la richiesta di un rimborso alle donatrici che si offrono per soddisfare la voglia di maternità altrui. Ed è qui che il decreto reale, sottoscritto da Les Cortes e dal Re Juan Carlos, viene aggirato alimentando uno «scambio» di ovuli che in Spagna rappresenta un terzo di quello europeo e che qualcuno ha tentato di quantificare in oltre 30mila donazioni all'anno, su un dato certificato dal ministero della Sanità di quasi 4mila. Il listino prezzi varia dai 600 fino ai tremila euro e spesso la trattativa non avviene solo in forma privata tra donatrice e aspirante madre, ma con l'intermediazione di medici delle oltre duecento cliniche private della fertilità: presentarsi assieme a una donatrice accelera la pratica per l'impianto degli ovuli fecondati nell'utero materno (operazione che costa tra i 4mila e gli 8mila euro).
Le cliniche all'interno dei loro siti o sulle riviste, pubblicano annunci per invogliare alle donazioni, mascherandola come un atto di civiltà equiparabile a quelle di organi. E tante donne, per lo più disoccupate e universitarie, tra i 20 e i 26 anni accettano, dietro l'offerta dei pseudo-rimborsi: spesso donano fino a venti ovuli per volta.
Una pratica che pone a serio rischio la loro salute a causa dell’iperstimolazione farmaceutica per produrre più ovociti e sconsigliata dai medici. Ma c'è anche una temibile concorrenza al «mestiere» di donatrice. Sono le immigrate russe e polacche che ingrossano i flussi migratori e chiedono meno rispetto alle spagnole e alle sudamericane, quest'ultime costrette a rilanciare a causa dei viaggi transoceanici.