La Spagna al voto trova nell’urna lacrime e paure

Zapatero resta favorito ma l'attentato potrebbe avere effetti
imprevedibili sul voto. Al conservatore Rajoy impedito di avvicinarsi al feretro di Carrasco. I Popolari: errore trattare con gli indipendentisti. La figlia dell'ucciso: "Rispondete ai vigliacchi assassini dell’Eta votando"

da Madrid

Dalla bara all’urna. Non è un accostamento, ma una contrapposizione, ma anche la constatazione di un destino. Puntuale alla scadenza come il rinnovo delle Cortes, il terrorismo ha lanciato la sua ombra sulla scelta degli spagnoli. Quattro anni fa quello di marca islamica è riuscito, anche se soprattutto per colpa del panico in cui precipitarono le azioni e le parole del governo di Aznar, a influire sulla scelta politica al punto da capovolgerne l’esito. Doveva essere scontato il successo di Rajoy, nuovo leader del Partido Popular, e invece prevalse la protesta e spuntò Zapatero.
Oggi Zapatero, il socialista, gode di un vantaggio minimo ma costante e il terrorismo basco ha riacceso una lugubre incertezza. Non c’è proporzione numerica fra una strage e un omicidio, ma per qualcuno un morto può valerne 191. Per gli elettori incerti non fra i due partiti ma, come nel 2004, fra il voto e l’astensione, che potrebbe ripresentarsi in funzione di protesta, anche se non si sa bene contro chi. La chiusura anticipata dei comizi in segno di lutto per la vittima di Mondragon non ha portato a una vera tregua e nessuno seriamente se lo aspettava. Se a Madrid i leader hanno mantenuto la facciata del lutto concorde, a Bilbao e soprattutto sul luogo del delitto le recriminazioni non si sono mai sopite. L’opposizione non ha resistito alla tentazione di rilanciare accuse, non generose ma non peregrine, alla politica del governo, già denunciata come «ambigua» nei confronti dell’Eta e portata al limite fra i negoziati per la resa dei terroristi, leciti e doverosi, e trattative in qualche modo politiche.
Una critica fatta propria nei giorni scorsi anche dalle gerarchie ecclesiastiche, che hanno invitato i fedeli a non votare per i partiti e gli uomini non limpidi in un rifiuto senza condizioni. Dopo il delitto la Chiesa si è tenuta fuori dalla politica esprimendo solo per bocca del vescovo di San Sebastian Juan Maria Uriate, la «violenza senz’anima» dell’Eta. Non allo stesso livello i commenti di alcuni uomini politici, col risultato che questi ultimi, insieme alla stampa, sono stati tenuti fuori dalla camera ardente. Il leader locale del Psoe è stato protagonista di una piazzata ai danni di Rajoy proprio di fronte alla bara del politico socialista ucciso. «Non vogliamo più sentir dire che tradiamo le vittime del terrorismo» ha detto Patxi Lopez al leader conservatore. Quando Rajoy non ha risposto Lopez gli ha impedito di avvicinarsi al feretro e di parlare con i familiari della vittima. Al funerale il discorso l’ha tenuto la figlia maggiore della vittima, che ha avuto parole furiose e sprezzanti per gli assassini («codardi», «senza attributi» e «figli di puttana»), ma ha anche denunciato le strumentalizzazioni e ha invitato «chi vuole esprimere solidarietà a mio padre e a noi... ad andare tutti a votare per rispondere agli assassini: non arretreremo di un passo».
A Madrid, intanto, si rifacevano i conti e si aggiornavano le previsioni. Con cautela, perché nelle ultime quattro elezioni i sondaggi sono risultati sbagliati quattro volte, e non sempre per l’invasione dei terroristi. Il sistema è proporzionale e nessun partito si aspetta una maggioranza assoluta alle Cortes. Prima della giornata di sangue i socialisti risultavano in vantaggio sul Partido Popular di un paio di punti; una piccola oscillazione nell’affluenza alle urne potrebbe cambiare le cose. In ogni caso Zapatero dovrebbe venire a patto con uno o due tra i partiti minori, cioè i comunisti della Izquirda Unida, gli autonomisti catalani di Convergencia I Uniò, il Pnv (Partido nacionalista vasco) e la Esqerra catalana. Un compito non facile, soprattutto perché il Pnv non si è associato alla condanna del terrorismo.
Se invece il Pp arrivasse in testa, il suo candidato primo ministro Rajoy avrebbe difficoltà ancora maggiori di costituire una maggioranza e ha già fatto sapere che in questo caso formerebbe un monocolore minoritario chiedendo ai socialisti di sostenerlo dall’esterno in una forma inedita di «solidarietà nazionale». I risultati saranno noti dopo le 20 di stasera. Ma quasi altrettanto attese sono le cifre sull’affluenza alle urne, che si conosceranno a metà pomeriggio. Fino a ieri Zapatero contava sulla vittoria se la percentuale supererà il 73 per cento.