Gli spagnoli: «Primo non prenderle»

Questi spagnoli vittime designate non convincono nessuno. Gli ultrà della Nord nerazzurra ieri sera hanno invitato a cena i pari grado Yomus Valencia e il tecnico Sanchez Flores ha trascorso tutto il tempo a sua disposizione per elogiare l’avversaria di coppa, i suoi record, i suoi calciatori, il suo stadio. È il calcio acqua e sapone che sogniamo, ma puzza di bruciato lontano un miglio: «Non sono invidioso di Mancini - ha chiuso il cerchio Flores -, ma quale allenatore oggi non vorrebbe sedersi sulla sua panchina?». Qualcuno gli ha chiesto se per caso non giocasse solo a fare la vittima e lui ha finto di stupirsi: «Vittima? Siamo solo una squadra molto umile e dovremo giocare molto seriamente. Concentrati e disciplinati contro una squadra che ha raggiunto una forza psicologica incredibile. Ha tutto dalla sua parte, i numeri, i precedenti, la storia».
Del resto un po’ di ragione ce l’ha anche lui, il Valencia è in grande recupero nella Liga spagnola e cerca la consacrazione in Europa, ma non arriva certo nello stadio dei suoi sogni: a San Siro ha perso una finale di Champions con il Bayern e in altre due occasioni è tornato a casa eliminato dall’Inter. E così dopo una buona mezz’ora di elogi, anche Flores ha preso fiato: «Certamente la mancanza del pubblico è una disgrazia per il calcio ma una gran fortuna per noi. E poi, in fondo, è vero che l’Inter è imbattuta in campionato, ma è altrettanto vero che le uniche due sconfitte le ha subite in Champions, quindi vuol dire che la storia può anche cambiare e noi siamo qui per questo. Credo che i giocatori dell’Inter sentiranno molto la pressione della Champions». Del Valencia racconta poco, conferma il difensore Marchena nella riga di centrocampo, spiega che Canizares gioca solo se è al 100 per cento e che confida nel Mestalla, quando potrà avere a disposizione gli infortunati Vicente, Baraja e Del Horno. «Quale risultato vorrei a San Siro? Bene, una squadra dovrebbe scendere in campo per vincere, ma quando ci sono queste competizioni con andata e ritorno le cose cambiano: la prima non si deve perdere e la seconda bisogna cercare di vincerla».