Spagnolo, il primato più triste

Parlare di «marcio» nel calcio impone necessariamente di parlare della violenza. E dei morti. E quindi di Vincenzo «Claudio» Spagnolo, il tifoso rossoblù ucciso a coltellate davanti allo stadio il 28 gennaio 1995, prima di un Genoa-Milan poi sospesa su richiesta dei capitani delle due squadre. Anche in questo caso, una «prima» assoluta nella storia dei campionati, un primato di quelli che si eviterebbero volentieri.
Una data purtroppo storica del calcio italiano, che gli autori del libro ricordano in ben tre parti del loro «romanzo» nero. Subito all’inizio, alla terza pagina, e poi ancora ogni volta che si riflette sul problema della delinquenza negli stadi. C’è un capitolo intero dedicato a Cosimo Spagnolo, il papà di «Claudio», e alla sua amarezza dopo la morte dell’ispettore Filippo Raciti a Catania. «Ho fatto una causa civile (contro l’omicida Simone Barbaglia, ndr) - si rammarica Spagnolo -. Mi hanno detto che era solo una spesa, che lui non ha soldi per pagarmi. Non me ne frega niente, non l’ho fatto per i soldi. Quando da fine febbraio 2007 sarà fuori gli prenderanno una piccola parte di stipendio. Almeno si ricorderà di aver ammazzato un ragazzo». Un «ragazzo tutto casa e oratorio», aggiungono gli autori del libro.