Una spallata butta giù la «Lanterna rossa»

È l’ora delle scuse. Delle scuse ai cittadini che si sono sentiti raccontare per mesi che Genova sarebbe stata una passeggiata per Marta Vincenzi e Alessandro Repetto. È l’ora della verità, quella che racconta di una Liguria che urla tutta la sua rabbia. Non andando a votare o votando contro gli ex intoccabili, gli (la) ex super e gli ex amministratori unici. Alessandro Repetto va al ballottaggio e ha l’onestà intellettuale di ammettere la sconfitta. Marta Vincenzi si aggrappa agli zerovirgola sezione per sezione, scarica le colpe su tutti, ma alla fine deve prendere atto che quello che si diceva in città era verissimo: e cioè che il popolo della sinistra non la ama, di più, non la ama al punto di non volersi neppure tappare il naso per votarla. Ora non è più solo il Giornale a dire che quel che resta di SuperMarta sono le noccioline. Ma non è solo Genova a scaricare la sinistra. La Spezia trema, persino Ceranesi boccia i giochi interni dell’Unione e riacclama il sindaco sgambettato Omar Calorio che si è ripresentato da solo con una lista civica.
Il muro della Liguria cade e resta in piedi un muretto più secco che a secco. Eppure bisogna aspettare il buio per risvegliare dai sogni chi anche a urne appena chiuse insisteva su percentuali lontanissime da ogni realtà. (...)