Spalletti disarmato: «Sì, abbiamo paura»

Alle 17,50 di oggi, giorno dei defunti, se il Bologna o il Chievo vinceranno, la Roma sarà tra le ultime tre del campionato, virtualmente retrocessa in serie B. Una sentenza terribile per una squadra che nemmeno sei mesi fa arrivò a una mezz’ora dallo scudetto dipingendo calcio da antologia, e che ieri sera, all’Olimpico di Torino, ha subito la sua quarta sconfitta consecutiva in campionato, la sesta in nove partite, la quinta su cinque in trasferta. Numeri da brividi. Avete indossato il cappotto? Mettete su anche la sciarpa: la Roma non segna un gol su azione in campionato dal 28 settembre. Più di un mese fa. Era il 31’ del primo tempo di Roma-Atalanta e Vucinic siglò il 2-0 sui bergamaschi. Da allora 419 minuti (esclusa una mezz’oretta tra recuperi e i sei bagnatissimi minuti di Roma-Sampdoria) con il solo stiracchiatissimo sorriso del rigore (peraltro inesistente) trasformato da Totti a Udine domenica scorsa. In tutto questo tempo la squadra di Spalletti ha subito 10 gol dai suoi avversari.
È uno Spalletti sempre più disarmato quello che si presenta in sala stampa. «Siamo entrati bene in campo - esordisce - dovevamo essere premiati da quelle due o tre occasioni create. Poi, dopo la grande punizione di Del Piero, ci siamo impauriti di fronte alla prospettiva di un’altra sconfitta. La verità è che siamo inibiti». Ma non c’è luce nell’autunno romanista. «Questa situazione difficile - riprende il tecnico di Certaldo - non l’avevamo prevista. La nostra è una squadra che ha bisogno dell’entusiasmo e di un po’ di tranquillità per sfruttare le qualità che ha». Cose che non ci sono. «Quando si attraversano momenti così difficili non è facile, però quando si vedono i ragazzi impegnarsi uno non può chiedere altro». Paura? «Un po’ di timore c’è, io cercherò di tenere tranquilla la squadra». Martedì c’è il Chelsea all’Olimpico. Perdere ancora vorrebbe dire vedersi allontanare anche la Champions. Nella domenica dei morti, ci sarà poco da divertirsi a Trigoria.