Spalletti: «Ebbene sì, siamo ambiziosi»

Il tecnico critico sulla trasferta di Milano: «Abbiamo sbagliato tutto, anche l’atteggiamento in campo». Rocchi e Peruzzi recuperano, ieri il sindaco Veltroni a Formello

Fabrizio Aspri

Numeri e precedenti non inquietano la vigilia di Luciano Spalletti. Il Cagliari, in campionato, non vince dalla bellezza di quattordici turni e l’ultimo trionfo, ironia della sorte, risale al 13 marzo scorso, quello casalingo con la Roma. Al rompete le righe finì tre a zero e i fari illuminarono la terribile crisi giallorossa, l’addio di Del Neri e l’investitura di Bruno Conti, promosso comandante di un galeone alla deriva.
«Poco importa», lascia intuire il toscano, dribblando l’ennesimo dato statistico: i sardi sono imbattuti, al Sant’Elia, dalla bellezza di venti gare. Dati alla mano, ci sarebbe poco da stare allegri. Ma la realtà è un’altra: a Trigoria, dopo il trionfo col Parma, si respira un’aria nuova ed emergono sopite velleità. «Totti ha parlato di scudetto? Fa bene ad avere aspirazioni e obiettivi - conferma l’allenatore - e spero che tutti si esprimano in questa maniera: è un segno della fiducia nei propri mezzi. D’altronde la squadra sta crescendo. Manca solo un po’ più di fortuna nei singoli episodi».
Nulla da eccepire. Tante le migliorie da fare, solide le basi sulle quali poggiare l’architrave. Intanto, l’imperativo categorico, è «ripartire dal match col Parma». «Già - sorride Spalletti - perché al di là dei gol segnati, mi sono piaciuti i comportamenti, i movimenti. Senza dubbio la Roma più bella. Per ora andiamo avanti su questa strada: quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti. Poi, schemi e moduli possono variare in corso d’opera». L’input è partito. Con una premesse: guai a sottovalutare l’avversario.
«Il Cagliari è una buona squadra. Sta attraversando un momento difficile, ma questo può anche determinare una reazione. È un club mangia-allenatori, è vero, ma qui abbiamo già finito il pacchetto...». Tema formazione. All’appello, in terra sarda, mancheranno quattro titolari: Cassano, Mancini, Cufrè e Montella, bloccato da un’infiammazione alla schiena. Per il bomber campano, alle prese con un rendimento a corrente alternata, l’occasione per riposare; per Spalletti la possibilità di puntare, una volta in più, sull’eroe del giorno, il congolese Nonda. «Però - si affretta a spiegare il tecnico di Certaldo - non sarebbe fantacalcio veder giocare insieme i nostri due centravanti». Un’ammissione in piena regola e una netta apertura nei confronti di nuovi, possibili scenari. «Sono compatibili col mio modo di giocare - spiega - anche se, per far esprimere al meglio Vincenzo, bisognerebbe eliminare qualche palla in profondità. Con Shabani, invece, che è un giocatore più fisico, si può anche attuare questo metodo. Comunque le qualità di Montella, che fa della tecnica e della rapidità i suoi fiori all’occhiello, Nonda non può garantirla. Cassano? Bisogna aspettare. Se la sua situazione è più grave di quella di Iaquinta? Non siamo ancora arrivati a quel punto. Tanto la società quanto il giocatore, vorrebbero continuare insieme: staremo a vedere».
Altro giro, altra corsa. Si passano in rassegna gli acciaccati. «Chivu è a buon punto, Cufrè recupererà prima del previsto: è stata tamponata tempestivamente la fuoriuscita di sangue dal muscolo (versamento, ndr). Tornerà a lavorare dieci giorni prima del previsto». Al posto dell’argentino giocherà Bovo, con Panucci mantenuto nel suo ruolo di laterale destro. «Christian e la nazionale? A me interessa solo che Lippi ci veda e segua».
Il resto della formazione. Centrali difensivi Chivu e Kuffour, in mediana Perrotta, De Rossi e Aquilani, in avanti Taddei, Totti e Nonda, in porta il «criticato» Curci. Che però Spalletti difende a spada tratta: «Non ha commesso errori sul gol del Parma», taglia corto Spalletti. Lodevole difesa d’ufficio: si aspettano «ringraziamenti» sul campo.