Spalletti: «Prima o poi doveva accadere»

Taddei: «Inutile negarlo: primo tempo regalato» Perrotta: «Ma esiste anche l’avversario»

Fabrizio Aspri

da Ascoli

I sogni giallorossi, bagnati dalla pioggia marchigiana, sprofondano sotto i colpi dell’Ascoli-rivelazione. Un brusco risveglio. Un ritorno alla realtà. Un sogno spazzato via dai tre moschettieri Quagliarella, Paci e Budan. Il festival dell’autolesionismo va in scena nei primi 45 minuti: tre sonori schiaffoni. La Roma, frastornata, riapre gli occhi quando ormai è tardi. Prima Taddei e poi un autogol regalano pillole di speranza e accendono la seconda parte del duello. Ma non è giornata. Spalletti e truppa se ne accorgono. E capiscono che non basta l’orgoglio per esorcizzare il destino. Così, addio alla striscia positiva di tredici turni. Addio all’ottimo stato di forma. E addio alla carica psicologica che aveva autografato successi e sorpassi da guinness dei primati. Onore all’Ascoli, protagonista di un primo tempo da incorniciare e di una gara generosa. Così, tanto per vendicare la sconfitta dell’andata, decisa da un contestato gol di Mexes. «Prima o poi doveva capitare - ricorda Spalletti - e forse eravamo abituati un po’ troppo bene. Ho notato anche un pizzico di deconcentrazione durante gli allenamenti. Non siamo più così pignoli e non raschiamo più il fondo del barile». Ma l’input che arriva dal tecnico è chiaro: mantenere i nervi saldi. «Dal mio punto di vista non crolla niente. Conosco i giocatori e so quali tasti spingere per non mollare. Possiamo riprendere il discorso. Sapevamo che avremmo giocato contro una squadra in un buon momento di forma. Peccato perché nella ripresa abbiamo avuto la giusta reazione. Alla fine, però, è stata più bravura dell’Ascoli che nostri demeriti. Alvarez? Ha fatto bene, ma ormai il risultato era compromesso».
Nello spogliatoio romanista regna la delusione, ma al tempo stesso la consapevolezza di aver fornito segnali positivi in una ripresa vissuta col cuore in gola e il pedale sull’acceleratore. «Sono dispiaciuto per la sconfitta - dichiara il direttore sportivo Pradè - e per l’approccio fornito dalla Roma nel primo tempo. Però devo riconoscere che, con l’inserimento di Alvarez, l’Ascoli ha perso il controllo del match. Una domenica amara, però non dimentichiamo che non è facile senza un campione come Totti. Giocare ogni tre giorni, potendo disporre degli stessi tredici, quattordici giocatori, non è cosa da poco... ». Rispetto dell’avversario: questo il messaggio che invia Perrotta. «Non dimentichiamo mai che dall’altra parte c’è sempre una duellante. Siamo un po’ stanchi e l'assenza di Totti si fa sentire. Ma questo non deve essere un alibi. Nello spogliatoio abbiamo fatto dei calcoli: dall’8 gennaio abbiamo giocato la bellezza di diciassette partite. È normale che si senta la fatica. Nulla è perduto, però. Dobbiamo ripartire: mercoledì ne avremo l’occasione».
Ha segnato l’unico, «autentico» gol giallorosso. Ma il suo tap in non è servito a risollevare le sorti della combriccola di Spalletti. «È inutile negarlo - tuona Taddei - abbiamo regalato il primo tempo. Ma di una cosa sono certo: non è una questione fisica. Abbiamo corso fino alla fine». Mexes chiude la carrellata dei delusi: «Giocare ogni tre giorni sfiancherebbe chiunque. È la prima vera sconfitta, ma non ci sono dubbi sul nostro reale valore. Guai a buttare all’aria quanto abbiamo fatto». Anche Mancini getta acqua sul fuoco. «Nel primo tempo siamo stati molli. Giocare senza una punta di ruolo crea squilibrio. Dopo tredici gare, però, una sconfitta ci può anche stare».