Spalletti, voglia di normalità

«Prima di parlare di obiettivi, bisogna ripristinare valori e comportamenti» Di Michele: «Nella capitale anche a piedi»

Stefania Scarpa

Operazione normalità a Trigoria. Perché, come ha detto Luciano Spalletti, il nuovo allenatore della Roma presentato ieri, «l’obiettivo è essere normali». Un obiettivo davvero impegnativo in una città come questa che calcisticamente vive sempre sopra le righe.
Il tecnico che ha portato l’Udinese in Champions League, ieri mattina ricevuto dal sindaco di Roma Walter Veltroni in Campidoglio, si è dapprima rifugiato nelle frasi di rito («cercheremo attraverso l’impegno di non deludervi, ho scelto la Roma per l’importanza che ha questo club a livello mondiale»), ma poi ha mostrato di avere le idee ben chiare. Le idee di chi sa in quale ginepraio si è andato a cacciare. «Nel gruppo vanno ripristinati determinati valori, va ricreato uno spirito di comportamento - spiega l’allenatore di Certaldo - parlare di obiettivi non è giusto in questo momento. In campo in campo ci vanno i comportamenti, l’essere squadra, con compattezza, logica, comportamenti di assieme, non precludendo niente come risultato finale».
Spalletti in realtà scegliendo la Roma ha sposato un progetto ben preciso. Quello che, fa notare Spalletti, «secondo me c’è già, nel senso che ci sono calciatori importanti nei confronti dei quali vanno ripristinati determinati valori. Certo bisogna trovarsi di fronte alle situazioni, sono stato calciatore e so benissimo quello che avviene nello spogliatoio. Non voglio turbare la mente dei calciatori, voglio far fare degli allenamenti che assomiglino a quello che si va a incontrare la domenica, è quello che nei miei undici anni di carriera mi ha dato dei frutti».
Sì, ma che Roma si ritroverà in mano Spalletti? Il mercato è in fermento. E se Cassano potrebbe non esserci più («ha fatto vedere di avere delle qualità importanti che vanno poi messe dentro a un contesto, a un gruppo, aspetterò di conoscerlo per dare una valutazione nella completezza») il tecnico toscano spera di poter contare su un suo pupillo, il cileno Pizarro: «Penso sia un calciatore che tutti vogliono portare all’interno del loro gruppo, piace anche a me, fa sempre parte di discorsi di mercato che andremo ad approfondire nei prossimi giorni». E Totti? «Lo farei giocare - spiega Spalletti - dietro la prima punta o come terzo attaccante, ma comunque deve essere libero: quando si collocano i giocatori non gli si da il piedistallo del vigile urbano, l’estro diventa importante quanto l’organizzazione». Quanto alla tattica, Spalletti predilige «tre attaccanti, si hanno più possibilità con il reparto offensivo». Anche se «più dei moduli contano lo spirito e i concetti: la squadra deve riconoscerli e metterli in pratica».
Spalletti non sembra nemmeno turbato da quella frangia di tifosi che a lungo ha sperato nel ritorno di Zdenek Zeman: «Non mi preoccupa, io devo stare attento ai miei comportamenti, ai miei doveri e al mio lavoro. Cercherò di essere trasparente con i tifosi e con la squadra, di metterci la faccia. Pubblico prevenuto? Non mi sembra venendo qui ho ricevuto due o tre sms che mi offendevano invitandomi a non venire, ma anche altri molto belli, tutti firmati, che mi accoglievano nel modo giusto». Chi è convinto che ieri si sia aperto un nuovo ciclo in casa giallorossa è Rosella Sensi, amministratore delegato: «Cercheremo di non deludere i nostri tifosi. Abbiamo imparato dai nostri errori».
Capitolo mercato: messaggi d’amore per la Roma sono giunti ieri da un altro ex allievo di Spalletti, David Di Michele da Guidonia: «La Roma? Ci verrei anche a piedi, farei a meno della Champions League. Lo dico apertamente, giocare in una piazza come Roma, con Totti, Montella e tanti altri, avere un tifo come la curva sud non è da tutti: se ci fosse una chance per me io la sfrutterei subito». anche perché a Udine arriverà un nuovo allenatore e «ricominciare da zero non è mai facile».

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