Spandau Ballet, ritmi di nostalgia

Anche per le popstar il tempo vola. Ti volti a guardare indietro e ti accorgi che sono passati più di vent’anni dagli ultimi fuochi di certe tanto idolatrate (quanto famigerate per chi ha amato il rock anni Sessanta-Settanta) «boy band». Gli Spandau Ballet non fanno eccezione; sono tornati sulla scena l’autunno scorso (cinaue anni fa, quando ancora non si parlava di reunion e, presi dai loro litigi, non trovarono l’accordo per partecipare al Live Aid, pubblicarono per rinverdire i loro fasti il dvd Live From the National Exhibiton Centre, cronaca un po’ nostalgica del loro ultimo show nel 1986 a Birmingham), con un cd e un tour (partito da Londra con grande successo ed entusiasmo) e ora proseguono sull’onda della nostalgia e del ricordo. Domani sera saranno al Forum di Assago (ore 21) per portare una ventata di anni Ottanta. Un tempo dividevano i poster sui muri delle camerette delle fan e il gel coi Duran Duran, oggi si avvicinano ai cinquant’anni (il cantante Tony Hadley, che di recente è stato ospite a X Factor, è un signore rubizzo con parecchi chili di troppo) ma hanno ancora spirito da vendere. In fondo brani come Through the Barricades sono classici di quegli anni poco felici per la creatività musicale. Gli Spandau, sofisticati, vicini allo r’n’b con brani ballabili e venati di elettronica, furono (più o meno propriamente) i rivali storici dei Duran Duran (più commerciali e danzerecci) e la sfida fu a colpi di dischi venduti. Gli Spandau ne hanno piazzati 25 milioni circa con 23 singoli nella hit parade. Poi lo scivolone in tribunale l’un contro l’altro armati, i fratelli Gary e Martin Kemp a sfidare gli altri per lo sfruttamento dei diritti d’autore e del nome della band (bazzecole da qualche milione di sterline) e infine il ritorno, dopo che Hadley, insieme al sassofonista Steve Nroman e al batterista John Keeble, aveva tentato la fortuna con una band chiamata semplicemente con i loro cognomi.
Ora la musica è diversa. Nel nuovo album Once More solo due pezzi nuovi, ma tutti i loro classici riadattati all’attualità e in versione acustica e meditata, da adulti verrebbe da dire (dal primo singolo To Cut a Long Story Short a Gold, True e la stessa Through the Barricades) che poi sono quelli che si aspettano i fan, non più ragazzini neppure loro. Comunque sia gli Spandau Ballet sono sempre un affare e persino il Lotto ha lanciato una «cinquina propiziatoria» sui numeri della band. L’avrà creata qualche loro fan incallito, comunque i numeri scelti sono 5, 11, 15, 20, 83. Chissà che la cinquina non porti fortuna. I numeri, in effetti, riflettono la storia del gruppo: 5 componenti, 11 album, 15 (fantasioso) per indicare la rivalità coi Duran, 20 per gli anni d’assenza dalla scena, 83 per l’anno in cui hanno sfondato con l’album True. A parte la cabala, quello che importa è il loro suono; in versione acustica è accattivante e ricco di spunti interessanti ma loro promettono un concerto elettrico e tirato, in memoria dei vecchi tempi. Il successo milanese (martedì sono a Roma) è praticamente scontato. Bisogna però vedere se saranno in grado, o avranno voglia, di sfidare il mercato scrivendo nuovi brani in grado di catturare il pubblico: due inediti sono un po’ pochini.