Sparò e uccise il vicino

Condannato a 13 anni e quattro mesi di reclusione, col riconoscimento di attenuanti generiche e vizio parziale di mente. Giuseppe Raso, l’ex falegname di 72 anni che il 27 dicembre 2001 uccise con due colpi di pistola alla testa il condomino Vittorio Alemanno, 63 anni, al termine di una lite, è stato riconosciuto responsabile di omicidio volontario premeditato con la sentenza emessa ieri dalla corte di assise di appello di Roma, presieduta da Enzo Rivellese. Il rappresentante dell’accusa, Antonio Marini, aveva chiesto per Raso 14 anni di carcere. Delusi la vedova di Alemanno, Carla Pochettino, e il figlio Massimo. «Si chiedono 16 anni di galera in processi per corruzione e se ne danno 13 in uno per omicidio volontario. Siamo alla giustizia fatta con i calcoli matematici». In primo grado, al termine di un giudizio tenutosi con il rito abbreviato, Raso fu condannato a 15 anni e quattro mesi di reclusione. In appello la pena fu aumentata a 16 anni e otto mesi, ma la Cassazione annullò con rinvio il giudizio, ritenendo che la corte di assise di appello dovesse valutare se riconoscere all’imputato il vizio parziale di mente, come poi è avvenuto.