Spara al vescovo, il segretario gli fa da scudo

Ieri nel mirino di un pazzo è finito il vescovo di Firenze Giuseppe Betori. Stava tornando da una cresima con il suo segretario Don Paolo Brogi quando la loro auto è entrata nel palazzo vescovile, nel pieno centro città, dall’ingresso di piazza dell’Olio, sul retro del palazzo che si affaccia di fronte al Battistero in piazza Duomo. È davanti a quella porta carraia che l’attentatore attendeva, entrando poi seguendo all’auto dalla porta carraia. Quindi nel cortile del palazzo vescovile ha aspettato che il segretario uscisse dalla vettura per dirgli che voleva parlare con il vescovo.
Anche Betori è uscito dall’auto. Quando lo sconosciuto si è trovato di fronte al diniego del segretario ha fatto fuoco, poi ha inveito contro l’arcivescovo dicendo «Non devi dire....». Quindi è fuggito.
La pallottola ha colpito allo stomaco don Paolo Brogi, il segretario del presule. È stato portato nell’ospedale di Santa Maria Nuova e operato. I medici dicono che le sue condizioni sono buone. Insomma se la caverà. Illeso il vescovo. Che trova parole caritatevoli anche contro chi lo avrebbe voluto uccidere. «Un episodio spiacevole ma sono sereno. Fa parte della missione di un vescovo incontrare la gente e tra questa c’è anche chi non è animato da buone intenzioni, ma verso tutti, anche verso costui, il vescovo ha sentimenti di misericordia. Ora l’unica mia preoccupazione è per don Paolo», ha detto poco più tardi Betori.
Poco si sa del mancato killer. Si dice sia un clochard sui sessanta-sett’anni, la polizia ha fermato poco dopo cinque uomini e li ha portati in questura per accertamento. La prova dello Stub dirà se è stato uno di loro a far fuoco.
Nella sede dell’arcivescovado sono arrivati il sindaco Matteo Renzi, e il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. «Quanto è accaduto è un episodio sconvolgente, a Firenze un gesto così lascia tutti senza parole», ha detto Renzi. «Ho visto il vescovo sereno e forte, ma preoccupato per don Paolo», ha aggiunto. «Le notizie sul segretario non sono drammatiche, ci abbiamo parlato».
Sul fatto interviene anche il vice presidente del Senato Vannino Chiti.C’è un clima di intolleranza, di sfiducia e di tensione che produce spinte alla violenza che devono non solo essere condannate ma anche respinte, isolate e non sottovalutate, perché non possono avere alcun diritto di cittadinanza».