«Sparano sul Milan per salvare la Juventus»

«Con interpretazioni scorrette dei verbali si ipotizza un nostro coinvolgimento»

Franco Ordine

«È la chiamata alle armi per salvare Juventus e Fiorentina». Adriano Galliani non ha bisogno delle notizie dettagliate provenienti da via Solferino, per capire il senso dell’offensiva mediatica di ieri mattina. E nel colloquio telefonico con Silvio Berlusconi non ha dubbio alcuno. «È la chiamata alle armi per salvare Juventus e Fiorentina» ripete al presidente del Milan il suo amministratore delegato aggiungendogli particolari curiosi ottenuti da alcuni informatori: vicedirettori richiamati dalle ferie, ex direttori reclutati con un contratto nuovo, opinionisti passati dalla tribuna d’onore della Fiorentina a una rubrica sulla rosea. «Siamo sotto attacco» conclude alla fine Galliani dopo aver letto il testo di un durissimo comunicato che decide di distribuire direttamente alla stampa, a Villasimius, dove si trova per il tradizionale incontro di fine stagione con gli sponsor. Identificato anche l’obiettivo della campagna di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport: «Si intende trasferire il processo e le relative valutazioni alla piazza, sforzandosi di generare parallelamente un concerto di suggestioni maliziose in chi deve indagare e in chi deve decidere». Per capirsi: è il pressing su Borrelli e Palazzi perché coinvolga anche il Milan.
Galliani carica a testa bassa. «Il Milan si ribella alla campagna di stampa organizzata nei suoi confronti e ispirata da motivi che non attengono esclusivamente al diritto-dovere di informazione. Si ipotizza del tutto arbitrariamente una sorta di “sistema Milan” sia fornendo interpretazioni scorrette di spezzoni di trascrizioni di telefonate, sia addirittura, forzando le prudenti e sagge parole del dottor Borrelli, sia trasformando in un invito a comparire, l’incontro, programmato cordialmente, tra Adriano Galliani e il professor Guido Rossi» la prima parte della nota milanista. La seconda è ancora più incalzante. «Nessuno, in questo quadro di poca buona fede, fatta eccezione per qualche tecnico, fornisce degli atti pubblicati da L’Espresso un’interpretazione equilibrata e serena, che porterebbe a conclusioni del tutto difformi da quelle che vengono invece pubblicate con titoli a varie colonne; nessuno si è peritato di trascrivere e forse nemmeno di leggere ciò che dalle stesse fonti da cui attingono i quotidiani figura con estrema chiarezza e cioè che “gli elementi acquisiti rafforzano il dato investigativo complessivamente emerso circa il consolidato strapotere che Luciano Moggi esercita sull’intero sistema calcistico, ponendo maggiormente in rilievo una situazione resa ancor più allarmante dall’esclusività di un tale potere, al quale non corrisponde un contraltare, non si affianca alcuna forza capace comunque di contrastarlo” (così la regione Carabinieri Lazio, comando provinciale di Roma, 21 gennaio 2006)».
Prima di tornare a Milano e prepararsi al colloquio di questo pomeriggio con il professor Rossi c’è il tempo per un paio di battute venate di buon umore. «Sulla Gazzetta c’è una classifica delle società più inguaiate. In campionato siamo riusciti a risalire di 14 punti sulla Juve. Vuoi vedere che vogliono farci scalare anche questa classifica dal 4° al 2° e magari al 1° posto?» scherza Galliani. Ma c’è poco da ridire: lui non è Capello. E mentre ripone i giornali nella borsa riflette: «Avete visto? Juventus e Fiorentina sono sparite dall’inchiesta». Come inghiottite da una botola.