Sparare per salvare casa o negozio è legittima difesa

Il ministro della Giustizia Castelli: «Così tuteliamo gli onesti». L’opposizione: «È da Far West»

Anna Maria Greco

da Roma

Per la legge sulla legittima difesa arriva il sì definitivo. La Lega festeggia un successo innanzitutto suo e il centrosinistra protesta attaccando una legge «da Far West».
La Camera ha approvato ieri le nuove norme che consentono di usare con meno limitazioni rispetto al passato le armi in casa e nei negozi contro i rapinatori. Con 244 favorevoli e 175 contrari il voto finale ha dato il via libera. Come già al Senato il centrosinistra ha detto no. Ma inutilmente.
Il testo approvato da palazzo Madama a luglio modifica l'articolo 52 del codice penale, secondo cui la legittima difesa dev’essere sempre proporzionata all'offesa.
Ora si stabilisce, invece, che la difesa con un'arma, «legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere», è proporzionata sia per proteggere l'incolumità propria o di altri, sia per difendere i beni, non solo in casa, ma anche in un negozio o in uno studio professionale. La legge è stata proposta dal Carroccio, dopo che alcuni commercianti erano stati inquisiti dalla magistratura per avere ucciso dei rapinatori in fuga.
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, commenta: «Un altro importante passo avanti per Abele che questa maggioranza ha regalato ai cittadini italiani. Da oggi i delinquenti devono avere qualche timore in più e le brave persone, vittime di aggressioni, qualche problema in meno». In una nota il guardasigilli afferma che così è stato «finalmente sancito il principio per cui un aggressore e un aggredito non sono più sullo stesso piano». E aggiunge che ora «non avremo più onesti cittadini costretti a subire l'inferno di processi ingiusti soltanto perché avevano cercato di difendersi».
Una norma «sacrosanta», anche per il vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Isabella Bertolini.
Ma per Giuliano Pisapia del Prc la legge presenta gravi profili di incostituzionalità, perché pone sullo stesso piano il bene della vita e dell'incolumità personale con beni patrimoniali, modificando le attuali norme che avevano «creato un punto di equilibrio tra il diritto di difendersi di chi subisce un'aggressione e l'illegittimità di chi, invece, pone in essere una ritorsione nei confronti dell'aggressore in fuga». Anche Pierluigi Mantini della Margherita parla di riforma «incostituzionale, criminogena e inutile contro la criminalità» e il capogruppo ds alla Camera, Luciano Violante, attacca: «La legge sulla cosiddetta autodifesa armata espone i cittadini a violenze preventive da parte dei criminali, costituisce il segno del fallimento della politica della sicurezza del governo Berlusconi, viola il principio fondamentale della civiltà europea per il quale la sicurezza dei cittadini non è delegata all'autodifesa ma è compito primario dello Stato. Per questo la legge costituisce una umiliazione per tutte le forze di polizia».
Non dev’essere questo il senso della riforma, per il ministro Udc Rocco Buttiglione. «La legge - spiega - vuole togliere ai criminali una sensazione di impunità, largamente diffusa. Sarebbe però grave se facesse crescere una mentalità nella quale non si pensa più che sia lo Stato a garantire la sicurezza di tutti. Noi vogliamo reagire contro questo imbarbarimento, comprendiamo le ragioni della legge, ma non vogliamo che essa porti a questo cambiamento di mentalità». Antonio Marotta, membro centrista della commissione giustizia della Camera, sottolinea che la nuova legge «non va nella direzione di armare i cittadini e di farne tanti sceriffi. Rimane infatti fermo il principio di legittima difesa e si è voluto con la nuova normativa risaltare alcune situazioni quali la violazione di domicilio».
Boccia il provvedimento il vicepresidente dell'Anm, Carlo Fucci e Nello Rossi, vicesegretario dell' associazione dice che così si esortano i cittadini a fare da soli. Il presidente dell'Unione camere penali, Ettore Randazzo, denuncia «un'altra legge ingiusta, che autorizza la legittima offesa anche nei confronti di chi non rappresenta un pericolo per l’incolumità del cittadino». Divisi i sindacati di polizia: positivo il giudizio del Sap e negativo quello del Silp-Cgil.