Sparate e gaffe di Mister tasse professionista in retromarce

Laurea in legge, studi a Berkeley. Poi la carriera politica con un chiodo fisso: stanare l’evasione fiscale

Sandro Astraldi

da Roma

Fin dall’inizio ci si accorge che qualcosa non va: «competenza, impegno, risultati» il titolo del suo personale sito web (www.vincenzovisco.it) ma poi ci si accorge che è fermo al 2001, come se davvero si fosse rinchiuso in una bara - similvampiro come lo dipingeva Tremonti - nel quinquennio del centrodestra per non esser abbagliato e distrutto dal sole berlusconiano. Chissà. L’impegno latita da una legislatura, sui risultati non si può proferir verbo. Resterebbe la competenza. Ma anche qui c’è qualcuno che sia certissimo che quanto tocchi il viceministro dell’Economia con delega totale alle Finanze, sia destinato veramente a divenire oro?
In realtà, più che l’immagine del laureato in legge specializzatosi poi in economia a Berkeley, tutto studio e volto dolorosamente afflitto, il parlamentare diessino di Foggia va offrendo di questi tempi l’idea del meridionale «sor tentenna». Più tasse? Certo. Forse. Anzi no: meno. O meglio, più, ma solo per i più ricchi. I vertici della Guardia di finanza di Milano sfrattati in un batter di ciglia? «Un falso costruito ad arte» quello di far credere che siano stati cacciati perché avevano ficcanasato nelle telefonate tra Consorte e Fassino sulla scalata Unipol a Bnl. Atto compiuto per screditare il governo, che non sapeva niente, han rincarato i suoi uomini. Poi, dopo che dai comandi delle Fiamme Gialle è filtrata la voce che cambi di quella portata non si fanno senza input politico, la mezza marcia indietro del numero 2 di Padoa-Schioppa: «Esigenze di servizio». E più non domandare.
Sarà che con l’età - ha compiuto i 64 lo scorso 18 marzo - Visco si è fatto più titubante. Ma una volta, come a Napoli lo scorso 10 giugno, giura in pubblico che l’esecutivo Prodi «non intende inasprire il prelievo tributario, ma anzi ridurlo» e l’altra annuncia che «tassazione sulle rendite finanziarie e tassa di successione, previste nel programma dell’Unione si faranno tutte e due».
E mica è tutto. Nella sua furia iconoclasta contro evasione ed elusione fiscale - battaglia sacrosanta, sia chiaro - arriva a inventarsi la retroattività del pagamento Iva che ripristina sul mercato immobiliare fino al ’98. Peccato il risultato sia quello di deprimere un comparto già un tantinello in sofferenza. E che torni ad insistere sull’Irap da lui forgiata, che l’Unione europea considera del tutto illegittima.
Eh sì, non è più il Visco di una volta che sfoderava la Durlindana per i suoi duelli all’arma bianca con Tremonti! Oggi, anche se i suoi toni restano asprigni, il viceministro pare abbia passato cinque anni nella bara piena d’ammorbidente. Figuratevi che nel commentare lo stato di difficoltà della nostra economia - dopo aver speso mesi e mesi lanciando accuse al centrodestra - ha scoperto che «il declino viene da lontano, dalle politiche irresponsabili degli anni ’80», quando Tremonti era tutto preso dal suo studio di commercialista e Forza Italia era ancora solo e soltanto uno slogan calcistico. E ancora non è tutto: assieme a Padoa-Schioppa, invece che sangue, sudore e lacrime - come avrebbe promesso un tempo magari facendosi ritrarre con un frustino sotto il braccio - già va promettendo una inflazione al 2% (oggi siamo al 2,3-2,4) per l’anno prossimo che nessuno capisce ancora come sia possibile a meno non si vogliano indicizzare salari e pensioni ad un livello più basso di quello reale.
Sarà l’età. Forse il cumulo d’esperienze vissute. Cui si aggiunge magari un pizzico di imbarazzo. Perchè nell’elenco dei 70 e più parlamentari di cui Beppe Grillo chiede alla Ue la rimozione per condanna passata in giudicato c’è anche lui: nel 2001 la Cassazione l’ha definitivamente condannato per abusivismo edilizio a 10 giorni d’arresto, 20 milioni d’ammenda e demolizione delle opere. Aveva ristrutturato un dammuso acquistato a Pantelleria con 3 cisterne extra e una scalinata a mare. Magari è anche per questo che gli è più difficile minacciare manette a chi sgarra.