Sparatoria al night, ucciso un pregiudicato

Una battuta provocatoria, qualche bicchiere di troppo, una reazione sopra le righe e alla fine si scatena una rissa poi conclusa a colpi di pistola. È grosso modo questo il clima in cui è maturato l’altro giorno all’alba in un locale di «lap dance», l’omicidio di Martino Nicola Caliandro, piccolo pregiudicato di 29 anni, e il probabile ferimento di altre persone, tutte però fuggite prima dell’arrivo della polizia.
Sono da poco passate le 5 del mattino quando al 113 arriva la telefonata di un avventore del «Viva Vida», night all’angolo tra via Teodorico e via Traiano. «Correte, qui sta succedendo il finimondo» e a conferma ecco che l’operatore sente distintamente alcuni colpi di pistola. Almeno cinque o sei.
Gli agenti delle volanti si precipitano sul posto e trovano steso in mezzo al locale il pregiudicato, colpito alla schiena e poi finito con un colpo in fronte. L’uomo è sposato ma di fatto separato, tanto che la moglie non sa dove abiti. Nelle sue tasche infatti vengono trovate delle chiavi di un’abitazione ancora da rintracciare. Dagli accertamenti in questura risulta essere un sorvegliato speciale, con obbligo di dimora dalle 21 alle 6. In libertà vigilata, la vittima è intestataria di un fascicolo lungo un chilometro, anche se con reati di poco conto. Più che altro una testa calda: l’anno scorso venne arrestato dopo un rissa al «Capannelle» di viale Papiniano.
E forse anche questa volta alla base della «battaglia» sembrano esserci i soliti «futili motivi». Sembra uno scambio di battute tra gli avventori di due tavoli diversi. Gli «sfottuti» reagiscono, i toni salgono e si arriva allo scontro fisico. Ma uno dei contendenti, forse albanese, tira fuori il «ferro» e spara.
Caliandro cade ucciso, ma almeno un’altra persona rimane ferita: nel locale vengono trovate tracce di sangue non compatibili con il morto. Difatti nel pomeriggio viene rintracciato, portato in questura e interrogato un pregiudicato. L’uomo, che presenta un vistoso taglio alla mano, per il momento ha dei singolari «vuoti di memoria» e non riesce a ricordare bene cosa gli sia successo solo poche ore prima. Come del resto un po’ tutti gli altri testi, una cinquantina, presenti alla sparatoria, ma stranamente molto parchi di particolari con gli investigatori.
L’idea che sta maturando tra gli investigatori della squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi, è che comunque l’omicidio sia maturato in un contesto criminale di modesto spessore. Nessuna guerra per il controllo del territorio o di qualche traffico illecito, ma un banale alterco nato da una presa in giro, forse per la presenza al tavolo di uno dei due gruppi di contendenti, di una ragazza che lavora nel locale.