Sparatoria a San Siro tra gang albanesi: freddato un giovane

Si sospetta lo scontro tra bande di sfruttatori. In cella il fratello e due amici della vittima, presenti all’omicidio

Di sicuro i due gruppi si erano trovati per dirimere una questione importante, ma a un certo punto sono saltati fuori coltelli e pistole e il «chiarimento» è degenerato. E alla fine sul terreno sono rimasti un albanese di 29 anni, trapassato da un proiettile e un suo connazionale ferito da una pugnalata. Arrestati i tre amici che pur essendo con loro hanno giurato di non aver visto né sentito nulla.
Lo scontro sarebbe avvenuto in via don Gnocchi, appena sotto San Siro, intorno all’1 di notte. I residenti vengono svegliati da una raffica di colpi d’arma da fuoco, dalle grida e dalle sgommate delle auto. Qualcuno si affaccia e vede due Bmw e un fuoristrada, forse un Volkswagen Tuareg, rincorrersi e poi sparire nella notte. Al loro arrivo i carabinieri non trovano tracce dei contendenti ma raccolgono quattro bossoli calibro 9 e verificano come un auto parcheggiata sia rimasta sforacchiata e un’altra ammaccata da un urto.
Passa mezz’ora e da Baggio, esattamente Quinto Romano a 4/5 chilometri dalla sparatoria, rimbalza un secondo allarme. Gli equipaggi dei carabinieri raggiungono il luogo e trovano le due Bmw segnalate in via don Gnocchi. Il personale del 118 si sta prodigando attorno a due uomini. Per uno non c’è nulla da fare e spira tra le braccia dei soccorritori. Si tratta di Leonard Lutaj, 29 anni, residente - sembra regolarmente - a Turate, con piccoli precedenti alle spalle. Un proiettile l’ha colpito all’altezza della clavicola. Vicino a lui Antoin A., 19 anni anni, identificato grazie al passaporto, colpito nella zona inguinale. Niente di serio: medicato al Sacco, già in tarda mattinata sarà trasferito in via Moscova per l’interrogatorio.
Nelle vicinanze stazionano altri tre albanesi che vengono fermati e identificati. Sono gli amici dei due feriti, tra i quali anche il fratello del morto, un ventenne in possesso del solo passaporto, insieme ad altri due albanesi di 32 e 25 anni. Questi ultimi esibiscono la carta d’identità rilasciata rispettivamente dai comuni di Cislago e Turate.
I tre vengono subito interrogati ma fanno come le tre scimmiette: non hanno visto né sentito quindi non parlano. E finiscono in manette con l’accusa di favoreggiamento personale. Anche il ferito non avrebbe ben capito cosa sia successo, ma per il momento non c’è nessun provvedimento a suo carico.
Agli investigatori il compito ora di scoprire il motivo dello scontro e chi vi ha partecipato. Il fatto che le Bmw su cui viaggiavano il morto e i suoi amici non fossero bucate da proiettili e che il giovane ferito sia stato colpito da una coltellata, lascia supporre che i due non fossero in auto quando è scoppiato l’inferno. Dunque un incontro in terreno neutro per dirimere una qualche questione d’affari. Sicuramente poco puliti, visto l’epilogo. In tasca ai fermati inoltre sono stati trovati 1.500 euro. Tutti indizi che portano dritti verso la pista del regolamento di conti tra bande di sfruttatori di donne.