Gli spari e la fuga prima della resa in porto

Dopo aver forzato un posto di blocco i banditi hanno abbandonato in auto una donna e due bimbi. Alla fine sono stati trovati tra gli scogli

Carmine Spadafora

da Salerno

«Sono qui, sono qui». È l'urlo liberatorio di dieci poliziotti della squadra mobile di Salerno, tuffatisi nelle acque del porto, per cercare di individuare il nascondiglio di due nomadi, protagonisti di uno spericolato inseguimento in autostrada. L'incubo è finito ma ci sono volute sette ore di inseguimento serrato per arrestare due dei presunti killer di Pancrazio Muscolino, il commerciante massacrato due notti fa nella propria villa, a Taormina. Il commando composto da undici malviventi, nomadi della ex Jugoslavia, si era sciolto dopo la tragedia: ognuno ha cercato di sfuggire alla giustizia per conto proprio ma tre (tra gli arrestati vi è anche una donna di 20 anni) li ha catturati la polizia salernitana con una mastodontica caccia all'uomo. Per gli investigatori non vi è alcun dubbio che i tre abbiano preso parte all'assalto della villa di Muscolino: a inchiodare gli indagati, sono alcuni orologi e gioielli di enorme valore e una forte somma di denaro.
Alle 7,15, scatta l'allarme sulla autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Lauria, nel Potentino. Gli investigatori, grazie ad un lavoro di intercettazioni telefoniche, sapevano che i componenti del commando di Taormina, dopo avere oltrepassato lo stretto, si sarebbero giocati la «carta» della fuga in autostrada, per cercare di sfuggire all'arresto. Per questo motivo, l'autostrada Reggio Calabria - Salerno, la notte di lunedi è stata presidiata dalle pattuglie della stradale. «Occhio alle Alfa 164 rosso metallizzato», ripeteva via radio la centrale operativa.
A Lauria gli investigatori si limitano al pedinamento dell'Alfa, con a bordo due uomini, una donna e due bambini ma è allo svincolo di Fratte, quartiere periferico di Salerno, che arriva l'ordine di bloccare l'Alfa 164. Il conducente, anziché fermarsi, dà un colpo all'acceleratore. E inizia la folle fuga dei criminali. Via radio vengono chiesti i rinforzi mentre il nomade che si trova alla guida dell'Alfa abbandona l'autostrada e si infila nel centro di Salerno inseguita da una mezza dozzina di “volanti”.
Terminata la folle corsa, l’auto si ferma, due zingari tentano una fuga e lasciando una ragazza di 20 anni e due bambini.
I due malviventi raggiungono gli scogli e si dileguano. «Non possono essere lontano, non possiamo lasciarli scappare», urla un poliziotto. In pochi minuti una motovedetta della polizia si avvicina agli scogli frangi flutti, arrivano anche due “ormeggiatori” (le imbarcazioni che conducono le navi in porto) che “sputano” acqua con i loro idranti sulla scogliera, per cercare di stanare gli assassini.
Dalla vicina Pontecagnano, si alza in volo un elicottero dei carabinieri e da Napoli, arrivano i sommozzatori della polizia. Ma è sulla scogliera che si concentra il grosso della caccia all'uomo: una settantina di poliziotti della squadra mobile, coordinati dal vicequestore Carmine Soriente, delle “volanti” e della polmare, ispezionano ogni angolo. Dieci poliziotti della Mobile si svestono, consegnano le pistole ai colleghi e si tuffano in acqua. Poco prima dell'una del pomeriggio, un’esclamazione dal mare: «Sono qui».
Gli agenti che stanno setacciando la scogliera, si precipitano nel punto indicato dai colleghi nuotatori, un'altra ora di attesa, poi i due zingari vengono ammanettati tra gli applausi della folla che ha assistito alla cattura in diretta.