Spariscono nel nulla e tornano senza memoria

In 31 ricoverati in un istituto psichiatrico di Mosca. I medici: non c’è spiegazione

da Mosca

A Kazan un economista è scomparso nel tragitto casa-ufficio ed è ricomparso sei mesi dopo a mille chilometri di distanza senza ricordare più nulla di sé. Un ragazzo 15enne di Lipetsk, sparito mentre andava a scuola, è stato ritrovato in stato di totale amnesia in un bosco vicino a Mosca. Un soldato di ritorno dalla leva si è «risvegliato» da un impenetrabile sonno in un ospedale e ha confessato di non ricordare nemmeno il proprio nome.
L'economista, lo studente e il soldato fanno parte di un drappello di 31 smemorati che negli ultimi cinque anni sono stati in cura all’Istituto psichiatrico Serbski di Mosca. Qualcuno ha recuperato la «memoria autobiografica», ma nessuno ha la più pallida idea di cosa sia successo nel periodo in cui sono spariti.
Esperimenti dei servizi segreti con devastanti psicofarmaci? Semplici mitomani? Rapimenti alieni? «Abbiamo esaminato tutte le ipotesi - dice il prof. Zurab Kekelidze, vicedirettore del Serbski, in un’intervista al tabloid Moskvski Komsomolets - non hanno disturbi mentali, non mi risultano psicofarmaci così potenti da ridurre gli uomini a zombie. Nessun indizio fa pensare al sospetto di una finzione. Gli alieni? Prima va provato che esistano».
Inspiegabile un altro dettaglio: sono stati quasi tutti rintracciati nei pressi di una ferrovia. Altro particolare curioso, il fenomeno ha colpito soprattutto uomini (28) contro tre sole donne. I pazienti hanno ben poco in comune tra loro: età tra i 16 e i 66 anni e ceti sociali diversi. L’istituto (noto in epoca sovietica perché trattava i dissidenti politici da malati mentali) ha avuto tra i suoi ricoverati anche un russo-tedesco, finito nel nulla mentre andava in auto da Amburgo ad Hannover e molte settimane dopo sorpreso senza biglietto su un treno nei pressi di Vologda, una città situata 500 chilometri a nord-est di Mosca. «Non so chi sono, non so dove vado», è tutto quanto ha saputo dire. E si è poi scoperto che non era più in grado di spiccicare nemmeno una parola di tedesco, che conosceva alla perfezione. In testa gli era rimasto solo il russo di quando viveva in Kazakhstan.
Le storie dei pazienti si sono anche concluse in modi molto diversi. Il tedesco è tornato in Germania e si è rimesso a studiare da zero la lingua di Goethe per poter comunicare con moglie e figli. Il soldato si è invece innamorato di un'infermiera dell'ospedale, l'ha sposata e si rifiuta di tornare a casa dove, ha detto, «ci sono soltanto degli estranei».