Sparita e riapparsa Il giallo di Waris modella impegnata

Waris ha gli occhi che brillano. Il sorrido dolce, lo sguardo intenso. La aspettavano per l’8 marzo a Bruxelles. Ma non era per ammirare la sua bellezza. Niente passerelle. Waris le aveva abbandonate già da un po’. La Commissione europea l’aveva invitata per sentirla parlare delle donne, nel giorno dedicato a loro. Perché Waris Dirie, 43 anni, somala di nascita, europea d'adozione, non è una modella qualsiasi. Dietro a quella pelle d'ebano, al corpo sinuoso, alle movenze che hanno portato i vertici della Revlon a definirla «la donna più bella del mondo», dietro a tutto questo si nasconde la battaglia contro l’infibulazione, lotte contro le violazioni fisiche e psicologiche ai danni delle donne.
Ma Waris di tutto questo oggi potrebbe non parlare a Bruxelles, come non è riuscita a ricevere ieri il premio che avrebbero voluto darle per il suo impegno, a Kerkrade, in Olanda. Perché per tre giorni di lei si sono perse le tracce. Un portavoce della procura belga ha riferito che la donna è stata finalmente ritrovata, dopo giorni di ansia e ricerche. Ma sulla sua sparizione resta il mistero. Dov’è finita per tre giorni? Cosa è successo mentre crescevano i timori per la sua sorte? Una sparizione «inquietante» l’hanno definita le autorità belghe, anche perché segue il caso di un’altra ex modella, Katoucha Niane, scomparsa a Parigi un mese fa, famosa anche lei per l’impegno a favore delle donne, e poi ritrovata annegata nella Senna.
Sparita, sparita nel nulla. Per tre giorni di Waris non si sono più avute notizie. Martedì notte pare che l’ex modella si trovasse in un club della capitale belga. Lo aveva lasciato verso mezzanotte. Poi l’arrivo in taxi in hotel. Ma qualcosa non ha funzionato: l’albergo non era il suo, la modella forse si era sbagliata e posto per lei non ce n’era. Raccontano che fosse confusa e arrabbiata. Così sono cominciati i tentativi di trovare un’altra sistemazione notturna. Ma il nervosismo cresceva: il portiere aveva persino chiamato la polizia. Gli agenti hanno tentato di aiutarla, provato a condurla verso un altro hotel. Lì una discussione accesa. E improvvisamente lei è saltata su un taxi, erano le tre di notte. Da allora più nessuna traccia. Fino all’annuncio del ritrovamento nella tarda serata di ieri.
Waris non è solo una delle modelle più belle e conosciute del mondo (ha lavorato con Levi’s, l’Oreal, Chanel, ha anche girato Agente 007, Zona Pericolo). È diventata un’ex modella «impegnata», un’espressione abusata, che però racconta del suo approdo alle Nazioni Unite, come ambasciatrice per i diritti delle donne, dopo un percorso di vita difficile quanto comune tra chi arriva dall’Africa o dal Medio Oriente. Da bambina, infatti, all’età di appena 5 anni, la madre, come vuole tradizione, credenza e superstizione, la affidò a una delle donne di paese, perché si sottoponesse all’infibulazione, la cucitura o il taglio dei genitali, considerata nelle realtà tribali e in alcune aree del mondo musulmano il modo per portare le giovani, «pure», al matrimonio e regalare la loro verginità ai mariti. Le donne di paese si improvvisano infermiere e agiscono con coltelli, ignorando le minime condizioni igieniche.
«Combatto ogni giorno per capire perché mi è successa questa cosa così crudele e terribile» ha detto lei stessa. Poi a tredici anni un altro abuso: fu costretta a «sposare un vecchio», come ha raccontato lei stessa. Infine la fuga a Londra, un lavoretto da McDonald’s, fino alla svolta: un fotografo la vede e lancia come modella. Vedremo se quella di questi giorni è una triste storia o un lieto fine. A entrambi Waris sembra abituata.