Sparita a Treviso, si riaccende la speranza Dal telefonino di Iole una chiamata al papà

E ora gli investigatori non escludono nemmeno l’ipotesi di un allontanamento volontario della Tassitani

nostro inviato a Treviso

Un contatto, uno spiraglio, un filo di speranza per i familiari di Iole Tassitani, la donna scomparsa dopo le 20 di mercoledì scorso. L'altra sera uno dei suoi due telefonini è stato acceso per alcuni secondi. È partita una chiamata, diretta al cellulare del padre. Rapida e senza risposta. Un tempo breve, ma sufficiente agli specialisti per localizzare la sua posizione, che sarebbe piuttosto lontana da Castelfranco Veneto, la cittadina dove vivono i Tassitani, ma comunque nel Nord Italia. Poi il telefono è stato di nuovo spento e il contatto staccato. Si tratterebbe dello stesso apparecchio da cui, attorno alle 21 di mercoledì, era partito il messaggino «Sono stata parità» (in realtà «sono stata rapita») alla vicina di casa Angela Battaglia.
È il primo segnale che giunge a familiari e inquirenti dal giorno della sparizione. La notizia arriva dal palazzo di giustizia e non è stata confermata dai carabinieri. «Sì, il cellulare della signora è tornato a ridare il segnale per breve tempo, ma tutto qui», ha detto il procuratore di Treviso, Antonio Fojadelli, senza specificare se la circostanza rafforzi l'ipotesi dell'allontanamento volontario di Iole Tassitani a scapito del rapimento: «Speriamo sia così, ma questa è una considerazione che può fare chiunque. È una brutta storia», ha poi aggiunto.
In un primo momento, non era chiaro come il contatto fosse arrivato: secondo alcune indiscrezioni, dall'apparecchio di Iole sarebbe partito un sms destinato a una delle sorelle; altre voci parlavano invece di una telefonata a un'utenza della famiglia, e in questo caso non si è saputo se il contatto si sia limitato a un semplice squillo o se sia stato seguito da una breve conversazione. Si ignora anche chi abbia adoperato il cellulare. I rapitori? La stessa Iole? O magari una persona qualunque che l'ha trovato abbandonato?
Ieri mattina, mentre la mamma Marisa registrava un appello per la liberazione della figlia trasmesso in serata al programma di Raitre Chi l'ha visto?, al comando provinciale dei carabinieri di Treviso si è svolto un vertice, e al pomeriggio sono stati nuovamente ascoltati alcuni familiari di Iole Tassitani, in particolare i genitori e una delle due sorelle. È presto per dire se sia imminente una svolta nelle indagini, ma la sensazione è che non ci sia più quel pessimismo finora cresciuto di giorno in giorno.
Quel telefonino riacceso è un segnale importante. Fosse stato usato da Iole, sarebbe la tanto attesa conferma che lei è ancora viva, anche se si aprirebbero scenari finora poco accreditati per spiegarne la sparizione: il suo allontanamento sarebbe volontario, la figlia quarantaduenne avrebbe deciso di tagliare i ponti con la famiglia ma, dopo quasi una settimana di silenzio angosciante, avrebbe deciso di rassicurare i familiari. Tuttavia potrebbe essere anche un elemento di disturbo per le indagini. I sequestratori (il fascicolo sul tavolo del pm Barbara Sabattini ipotizza ancora il reato di rapimento non a scopo di estorsione) potrebbero aver tentato di sviare gli inquirenti: accendere il cellulare in una località per poi allontanarsene. E non è detto che la donna scomparsa si trovasse lì. Se dall'apparecchio non sono partite chiamate o messaggini, se non si sono sentite voci né sono state avanzate richieste di riscatto, e soprattutto se non è stata data la prova che Iole Tassitani è ancora viva, che bisogno c'era di mettere in funzione il telefonino e farsi localizzare? E se davvero fosse stato un ritrovamento casuale? Speranze e timori si accavallano ancora. Un'altalena che, giorno dopo giorno, si fa sempre più drammatica.