Sparito nel nulla l’avvocato che lasciò il Partito per difendere i dissidenti

Pechino Lo hanno rapito e lo hanno portato in una località segreta. Per lui, Gao Zhisheng, avvocato cinese dei diritti umani, in lista anche per il Nobel per la Pace 2008, non è una novità. Gli era già capitato nel 2007 quando, dopo essere stato prelevato dalla polizia cinese, è stato picchiato e torturato per tre mesi dagli agenti che lo avevano in custodia. La notizia è stata diffusa ieri dal movimento religioso del Fa Lun Gong, anche se il difensore dei diritti umani è stato prelevato dalla sua casa nello Shaanxi, nel nord della Cina, il 4 febbraio scorso.
Nel novembre 2007, durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari, aveva scritto di suo pugno una lettera in cui raccontava i giorni del rapimento. «Tu sei un oggetto che deve essere picchiato - scrive Gao ricordando le parole dei suoi carcerieri -, lo sai meglio di noi, in cuor tuo». Durante il periodo di detenzione, Gao è stato picchiato con bastoni elettrici, denudato e percosso a lungo, lasciato senza cibo e costretto a firmare confessioni in cui affermava di avere avuto rapporti sessuali con diverse donne. E le minacce: «Se facciamo uscire di qui queste cose diventerai un cane rognoso in sei mesi».
Per essersi rivolto al Congresso Americano riguardo alla situazione dei diritti umani nel suo Paese venne poi schernito e nuovamente minacciato dai suoi aguzzini: «Il Congresso Americano non conta nulla - gli dicevano -. Questa è la Cina, territorio del Partito Comunista Cinese, prenderti la vita è altrettanto semplice che calpestare una formica». Proprio a causa delle minacce ricevute, la famiglia dell’avvocato non ha voluto rendere pubblica la lettera prima del 9 febbraio di quest’anno, cinque giorni dopo il secondo rapimento da parte delle forze dell’ordine. «Queste mie parole - aveva scritto Gao nella lettera - un giorno potranno circolare e riveleranno la vera faccia della Cina odierna». Gao Zhisheng, prima di diventare avvocato per i diritti umani è stato minatore e veterano dell’Esercito di Liberazione Popolare, iscritto al Partito Comunista Cinese. Da quando ha intrapreso la carriera forense, da autodidatta, ha difeso attivisti, esponenti della setta religiosa del Fa Lun Gong, fuorilegge in Cina dal 1999, e cristiani appartenenti alla chiesa clandestina. Il suo nome divenne noto alle autorità cinesi dopo che nel 1999 vinse una causa per negligenze mediche del valore di centomila dollari. L’anno successivo, a Pechino, fondò l’ufficio legale Shengzhi, assieme ad altri sei avvocati. La sua fama crebbe e nel 2001 venne giudicato tra i dieci migliori avvocati del Paese, per la sua professionalità e integrità. Da tempo difendeva, anche gratis, i cittadini che facevano causa ai quadri locali del Partito e ai funzionari. Nel dicembre 2005, infine decise di lasciare il Partito Comunista Cinese. «Questo Partito - aveva dichiarato - ha impiegato i più selvaggi, immorali e illegali metodi nei confronti delle nostre madri, delle nostre mogli, dei nostri figli e dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Oggi, io, Gao Zhisheng, mi ritiro formalmente da questo disumano, ingiusto e crudele partito. Questo è il giorno della mia vita di cui vado più fiero». Due mesi prima della sua scelta aveva scritto una lettera al presidente cinese, Hu Jintao, e al primo ministro, Wen Jiabao, chiedendo loro di fare cessare le torture nei confronti degli aderenti alla setta del Fa Lun Gong.
Nel giro di poche settimane, il suo ufficio venne chiuso e gli venne revocata la licenza. Nel 2006, infine, l’arresto con l’accusa di «incitamento alla sovversione».