Sparkling, agonia senza scintille ma con sciopero

Il tecnico Ricci: «Siamo allo sbando: senza stipendi e interlocutori. Domenica potremmo scioperare, poi la città rimarrà senza volley»

A dispetto del nome, in questi ultimi tempi alla Sparkling - scintillante in inglese - ci sono davvero molte poche luci e tante ombre, che gettano più di un dubbio sul futuro della squadra del patron Giovanardi, il cui ambizioso progetto di riportare il grande volley a Milano sembra naufragare dopo solo un anno e mezzo di matrimonio sportivo con la città.
Due settimane fa giocatori e staff tecnico, stanchi di una situazione che, tra stipendi non corrisposti e promesse non mantenute, andava protraendosi da mesi, avevano minacciato di non giocare domenica 24 febbraio. L'allarme era poi rientrato, ma il pericolo sciopero era solo rimandato a domenica prossima contro Corigliano, altra squadra alle prese con problemi di liquidità, ma che sembra stia trovando una soluzione. Così non sta accadendo per la Sparkling, i cui tesserati non hanno ancora avuto alcuna novità sulla situazione dei loro stipendi arretrati: «Non abbiamo interlocutori - lamenta il coach della Sparkling Daniele Ricci - né dalla società né dalle istituzioni. Penso meriteremmo maggiore considerazione».
Ma domenica la squadra scenderà in campo?
«Al momento non c'è nessuna certezza. L'eventualità c'è, ma navighiamo a vista. E se lo sciopero non sarà questa settimana, potrebbe essere la prossima... Quello che mi fa davvero rabbia è l'atteggiamento della Lega: sembra che gli interessi solo sapere se giocheremo o meno, ma così non fa che alimentare il malumore interno allo spogliatoio e la nostra sensazione di non essere tutelati».
Come affronta un allenatore una situazione del genere?
«Ogni giorno si cerca di andare avanti al meglio delle proprie possibilità, anche se è difficile: il caso è scoppiato in modo pubblico solo con la minaccia dello sciopero, ma si protrae da mesi. Un atleta dovrebbe pensare solo a giocare, tutto il resto non dovrebbe competergli. Infatti alcuni giocatori sono rimasti completamente spiazzati da tutto questo: bisogna considerare che nel gruppo ci sono anche ragazzi molto giovani come Martino e Travica e gente, come l'americano Gardner, che è al primo anno in Italia».
Eppure dev'esserci un modo...
«Qualcuno dovrebbe prendersi a cuore il problema. Io credo che in una piazza del genere non dovrebbe essere difficile reperire le risorse necessarie a salvare una società come la nostra: stiamo parlando di cifre che sono importanti per noi diretti interessati, ma non per i mezzi di cui può disporre una metropoli come Milano, né per quanto riguarda lo sport professionistico ad alto livello. In fondo con i soldi che servirebbero per mettere a posto tutto, nel calcio ci compreresti un terzino da mandare in tribuna».
Di chi è la colpa?
«Troppo facile gettare la croce addosso a Giovanardi, che comunque avrebbe dovuto trovare in proprio la soluzione a problemi che gli appartengono. Di recente l'assessore Terzi lo ha attaccato pubblicamente, ma le istituzioni dove sono? È facile sprecare fiato inutilmente, ma bisognerebbe parlare con i fatti, altrimenti la città tornerà a non avere una squadra».