Spatuzza, i sospetti del premier sul complotto dei poteri occulti

MilanoDue pericolosi boss della mafia catturati nello stesso giorno, Giovanni Nicchi a Palermo e Gaetano Fidanzati a Milano. Silvio Berlusconi si congratula con la polizia «per l’arresto del numero due e del numero tre di Cosa nostra». Ha l’aria soddisfatta di chi può lasciar parlare i fatti: «Queste due brillantissime operazioni sono una risposta a tutte le calunnie a me e al governo fatte da persone irresponsabili, che con il loro agire non fanno che gettare fango sulla nostra immagine internazionale».
Il presidente del Consiglio riceve la notizia alla stazione di Torino, all’inaugurazione della linea ferroviaria ad Alta velocità che arriva a Milano in un’ora. «Siamo il governo che ha fatto di più contro la mafia negli ultimi vent’anni» sintetizza dopo aver elencato i risultati principali, dagli oltre novanta blitz al sequestro di sei miliardi di euro di beni all’arresto di diciassette dei trenta latitanti più pericolosi.
Alla Stazione Centrale di Milano commenta la deposizione dell’aspirante pentito Gaspare Spatuzza senza neanche citarlo: «Noi continuiamo a governare. Lasciamo agli altri le rappresentazioni dei teatrini, le menzogne e le calunnie. Noi continuiamo con la politica del fare e dei fatti».
In conversazioni riservate, a colloquio con un gruppo di parlamentari, avrebbe confidato i suoi timori di una «regia di poteri occulti» per destabilizzare il governo e il Paese, il dubbio che dietro questi avvenimenti si muova «la stessa mano del caso Noemi». Sospetti quasi indicibili su settori deviati dei Servizi segreti.
Ad alta voce Berlusconi rivendica la politica di lotta decisa alla criminalità organizzata: «Le forze dell’ordine, in sintonia con noi, stanno realizzando un’attività di contrasto alle organizzazioni criminali che non ha mai avuto uguali in tutti i governi che ci hanno preceduto».
Più tardi, a San Siro, sfodera grande ottimismo sul futuro: «La mafia è un fenomeno pericoloso ma contenuto. Maroni, ottimo ministro dell’Interno, ha l’occasione di passare alla storia come colui che l’ha eliminata. Credo nella possibilità di un risanamento delle regioni meridionali, negli anni che abbiamo davanti». Racconta la propria incredulità quando sente legare il suo nome alla mafia: «Quando vedo che parlano di Silvio Berlusconi, credo che sia un altro, che non ha nulla a che fare con me».
Interviene Umberto Bossi, anche lui sul treno super veloce Torino-Milano, e dice la sua in modo colorito sulla deposizione del mafioso siciliano: «Quelle di Spatuzza sono balle, sono storie. Se doveva parlare, parlava anni fa». Il leader della Lega condivide perfettamente l’analisi del premier: «Questo governo ha legnato pesantemente la mafia. La mafia non sta con le mani in tasca e, secondo me, si ribella».
A preoccupare il premier è il rischio di prestare il fianco a chi volesse approfittarne per danneggiare «il made in Italy e il turismo», settori in cui l’immagine è cruciale e che sono determinanti per uscire dalla crisi. «In generale la situazione non va male, sono i giornali che montano le cose» confida ai giovani dei Club della Libertà che hanno aspettato l’arrivo del treno al binario ventuno della stazione di Milano. Commenta con amarezza anche l’ultima puntata di Annozero, dedicata al processo Mills: «È uno schifo, hanno montato un film per sputtanarmi».
Guardando le volte di marmo della Stazione, trova spazio per un ricordo sentimentale, l’incontro con Carla Dell’Oglio, la donna che ha sposato nel 1965 e da cui sono nati i figli Marina e Pier Silvio. «Ebbi a conoscere proprio qui la mia prima moglie» racconta. Poi riprende toni più scherzosi: «Meno male che l’Alta velocità è arrivata ora che ho un’età avanzata. Avendo conosciuto gran parte delle mie fidanzate sul treno, avrei potuto praticare molto meno l’aggancio...».