Spazi alternativi a Trastevere per la creatività

Michele Greco

Mai, come in questi giorni, Roma ci appare piena di contraddizioni, quelle stesse che poi la rendono viva e desiderabile. I turisti, richiamati dalle ricchezze monumentali, non si lasciano spaventare dalla sporcizia delle strade, dal traffico caotico, dai servizi inefficienti. I rioni più belli, nonostante i problemi, restano Trastevere e quelli che ospitano luoghi storici come piazza Navona, Campo dei Fiori, piazza di Spagna e piazza del Popolo. Ma vi è un aspetto che passa inosservato: quello dell’arte contemporanea ospitata da ristoranti, boutique, bar, botteghe artigiane, a dispetto delle grandi istituzioni che continuano a riproporre l’arte trascorsa dei Picasso, dei Burri, dei Botero, dei Manet... Insomma, da un lato si promuovono rassegne d’arte del passato, con costi ragguardevoli; dall’altro vi è un mondo di “emarginati” che desidera comunicare, che desidera farsi conoscere, che vorrebbe che il proprio lavoro e la propria creatività fossero riconosciuti e gratificati. Giusto conoscere i protagonisti della nostra storia dell’arte, ma è anche altrettanto giusto dare spazio alle nuove creatività, (i protagonisti di oggi) a chi, non avendo “angeli in Paradiso” ha necessità di farsi conoscere per la continuità della propria ricerca e per la sopravvivenza. Cosa si aspetta? Vogliamo proporli post mortem, in qualche interessante retrospettiva di comodo, ovviamente postuma? Così, se prendiamo per esempio Trastevere, dove ancora i versi di Gioacchino Belli e di Trilussa fanno eco tra i vicoli e le piazze, vediamo questo fermento d’arte che non si scandalizza di farsi ammirare alle pareti di un ristorante o a quelle di una bottega d’artigiano. Per l’occasione, abbiamo sorpreso un artista italo-argentino al ristorante “Gino in Trastevere”, in via della Lungaretta, il fotografo Roberto Graziano con la sua esposizione di scatti, dal titolo «A las cinco de la tarda». Sono immagini di una corrida di Plaza de Toros a Madrid, che ritraggono un torero e il suo toro in movimento, in azione, nel momento fatale dell’ultimo impatto. Di particolare effetto è una foto che li sorprende per terra in un abbraccio mortale, in un momento tristemente forte che ci suggerisce, più che la morte, la vita; questa ci appare in una visione fantastica e illusoria, come una gestazione, una nascita. Il ristoratore è anch’egli un artista, e di talento, Claudio Angeloni e ciò è una garanzia per le scelte espositive che continueranno come se il ristorante volesse “cambiar d’abito”, apparire ogni giorno rinnovato, in una continua ritualità che sposa la cucina della tradizione trasteverina con la sacralità dell’arte.