Lo spazio è invaso di spazzatura

Le scorie viaggiano a 40mila km/h Gli astronomi: «Rischi per i satelliti»

Chi sperava di sfuggire all’inquinamento andandosene sulla Luna, si rassegni. Nemmeno lo spazio è pulito. Un mare di spazzatura fluttua infatti indisturbato sopra le nostre teste. 30mila oggetti, residuo di quattromila lanci in orbita e 43 anni di esplorazioni. E il dato, secondo le valutazioni delle agenzie Esa e Nasa, si riferisce solo ai detriti di dimensione superiore ai 10 centimetri. Se si considerano oggetti più piccoli, fra uno e 10 centimetri, il numero di rifiuti sale a 100-150 mila. Per arrivare a decine di migliaia o addirittura milioni, conteggiando anche gli scarti grandi meno di un centimetro.
Il catalogo dell’immondizia spaziale è variegato: satelliti ormai inattivi, propulsori esauriti, resti di esplosioni o frammentazioni. Ma anche chiavi e bulloni sfuggiti di mano a qualche astronauta, vecchi serbatoi e guarnizioni. Insomma, quasi tutti residui rigorosamente hi-tech. Ma non per questo meno dannosi. A lanciare l’allarme sono gli studiosi dell’Uai, l’Unione astrofili italiani guidata da Emilio Sassone Corsi, che riunisce appassionati ed esperti del settore del nostro Paese. «Se non si trovano sistemi adeguati per fare pulizia - sottolineano -, nei prossimi anni diventerà difficile inviare sonde, veicoli, osservatori astronomici o shuttle in uno spazio così inquinato». Una contaminazione del tutto gratuita: «Si tratta di oggetti fabbricati dall’uomo - spiega ancora l’Uai - che rimangono in orbita senza assolvere ad alcun compito». Veri e propri scarti abbandonati dopo le passeggiate extraplanetarie, che si stanno trasformando in una montagna.
Le scorie si concentrano soprattutto nella fascia compresa fra 400 e 4000 chilometri d’altezza sopra la superficie terrestre. E, soprattutto, viaggiano a una velocità di 7-11 km/s: in termini terrestri, 40mila km/h. «Diventano quindi non solo particelle vaganti ma anche esplosive - spiegano gli esperti dell’Uai -: ad esempio, 10 grammi di alluminio che viaggiano a questa velocità possono avere un’energia pari a quella di una bomba a mano». Se un satellite si trovasse di fronte a una di queste particelle, avrebbe sicuramente la peggio. E, con la sua struttura delicata, se ne andrebbe in fumo anche qualche milione di investimenti. Ma ci sono anche rischi di eventuali «ricadute» sul suolo del nostro pianeta.
L’immondezzaio spaziale si estende, lancio dopo lancio. Per questo lo scorso aprile oltre 200 esperti da tutto il mondo si sono ritrovati alla quarta Conferenza europea sui detriti spaziali a Darmstadt, la città tedesca che ospita il Centro operativo spaziale dell’Esa. Hanno delineato un quadro dei metodi per il controllo, la riduzione e la protezione delle scorie. Ma si è discusso anche degli aspetti legali, per elaborare un vero e proprio «codice di condotta» per l’ambiente spaziale. E, soprattutto, gli astronomi si sono occupati anche di rimedi. Scartata la raccolta differenziata, l’imperativo è diventato quello di non peggiorare la situazione. «Innanzitutto - sottolineano ancora gli astrofili - le agenzie spaziali dovranno evitare la distruzione programmata dei propri mezzi: esplosioni e frammentazioni sono infatti le principali cause all’origine dei rifiuti». Lo spazio è grande, ma vale la regola del picnic: non lasciare in giro i resti del banchetto.