La spazzatura megalomane di Erri De Luca

Per mia fortuna, non ho la più pallida idea di come si può risolvere una calamità impressionante come quella delle tonnellate di rifiuti che impestano una delle più popolose regioni italiane. Sono uno scrittore. In quelle montagne di spazzatura fetida, in quei fuochi che assomigliano a quelli fatui dei cimiteri posso vedere, e vedo, la metafora di un Paese imputridito, governato nel peggiore dei modi possibili e prossimo al collasso spirituale. Del resto, che venga sommerso di spazzatura l’unico Paese al mondo dove una buona parte della cultura (letteratura, giornalismo, televisione) si è baloccata per anni con l’uso, l’abuso, il riuso del termine trash, non mi stupisce neppure. Ma ci sono scrittori che hanno ricette per tutte le calamità e tutte le emergenze, che curiosamente rifiutano di chiamare tali ma che tali restano. Uno di questi è Erri De Luca. La proposta che avanza su come rimediare al disastro ecologico della sua città e della sua regione è così stravagante e folle che ho dovuto rileggere due tre volte le sue parole per credere che fossero proprio quelle.
In sostanza, De Luca giustifica il ribellismo di chi non vuole discariche vicino a casa. E sin lì, niente di strano. Lo strano viene dopo. Secondo lo scrittore napoletano, le discariche andrebbero offerte, non imposte. Ne fa una questione di buona educazione, o di buonismo beneducato. Ma va anche oltre: e lì ci stupisce e sgomenta davvero. Dimostrando un senso dello Stato che la dice lunga sulla crisi italiana della politica, ne fa un problema di scambio di favori tra il potere centrale che deve costruire discariche e la popolazione locale che deve riceverle. In sostanza, il potere offre in cambio dell’ospitalità ai rifiuti agevolazioni fiscali, decurtazioni delle bollette energetiche, ospedali, impianti sportivi e, udite, e ditemi se non strabuzzate gli occhi anche voi, un casinò. O De Luca ha un attacco di arroganza megalomane, o uno di demenza parasenile. Ospedali? È così facile, con quello che sentiamo ogni giorno su come è quasi impossibile far funzionare gli ospedali del Sud? Un casinò? Addirittura? Ma lo sa De Luca cos’è un casinò, quali difficoltà di gestione, quale complesso e inquietante volume di corruzione comporta? Altro che «leccornia», come definisce lui un’offerta così. Due casinò in Campania sarebbero il trionfo della camorra, e Roberto Saviano, il giovane fortunato autore di Gomorra avrebbe ispirazione per l’eternità.
Insomma, capisco che De Luca ha un passato politico, ma forse sarebbe bene per questo che tacesse. Con il suo volto scavato e pensoso, si goda quello che ha avuto dalla letteratura, e la politica la lasci perdere. E ringrazi la sorte che gli ha regalato questo bel nome, Erri, per farsi un nome. Si fosse chiamato Giuseppe, avrebbe avuto ben più difficoltà.