Spd spaccata La paura si chiama Linke

Per i socialdemocratici tedeschi settembre era stato il mese della speranza: con un colpo di mano avevano sostituito il folcloristico, ma politicamente incolore segretario Kurt Beck con un nuovo vertice formato dal popolare Franz Müntefering e dall’apprezzato ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (nella foto). Con i sondaggi di metà novembre è arrivata la doccia fredda: nel gradimento degli elettori il cancelliere Angela Merkel rimane a una distanza siderale dai suoi avversari. Se le elezioni si svolgessero oggi la Merkel riceverebbe il 52% dei voti; a Steinmeier, l’avversario designato, andrebbe un deludente 23%.
Il disastro, secondo gli analisti, ha almeno tre cause. La prima è legata alla figura di Steinmeier. L’ex capo di gabinetto di Gerhard Schröder è considerato dai tedeschi un politico competente, ma dalla personalità non certo carismatica. Con in più l’handicap di una carriera da grand commis statale e da uomo abituato a operare dietro le quinte, non avvezzo al contatto con gli elettori (di fatto non ha mai fatto una campagna).
La seconda causa di debolezza è il fallimento della leader del partito in Assia, Andrea Ypsilanti, che ha dovuto rinunciare a formare il governo regionale. Lo spettacolo offerto all’opinione pubblica è stato pessimo: i socialdemocratici si sono spaccati sulla partecipazione, indispensabile visti i numeri, della Linke, il nuovo partito emergente dell’estrema sinistra. E proprio la Linke («la sinistra» in tedesco) è la terza causa, quella più profonda, dei problemi della Spd. Guidata dall’ex socialdemocratico Oskar Lafontaine, la più giovane delle forze politiche di Germania raccoglie gli ex comunisti dei Laender dell’est e gli estremisti dell’ovest. La ricetta che offre agli elettori è semplice: una terza via tra comunismo e capitalismo che recupera le vecchie parole d’ordine care alla sinistra tradizionale. In poco tempo ha raccolto, secondo i sondaggi, il 13% circa dei voti.
Più o meno quelli che mancano ai socialdemocratici. Che non sanno che pesci pigliare: se tornare al post-ideologismo blairiano che ha caratterizzato gli anni di governo di Gerhard Schröder o riaffidarsi ai dogmi di una sinistra massimalista e organicamento legata agli interessi e al sindacalismo.
REs