Speciale: c'è dolo, non archiviate Visco

L'ex comandante generale della gdf deposita un atto con cui dice no alla richiesta di archiviazione del viceministro dell'Economia: "Sarei finito sotto tutela se avessi risposto sì all'ordine di Visco"

Roma - Per l'ex comandante generale della Guardia di finanza, Roberto Speciale, il duello con il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco è di là dall'essere archiviato, come vorrebbe la procura di Roma. Nel chiedere il trasferimento di quattro ufficiali della Gdf di Milano, il viceministro "non solo ha realizzato la condotta tipica prevista dall’articolo 323 (abuso d’ufficio ndr), ma l’ha compiuta intenzionalmente e cioè anche dolosamente". A sottoscriverlo è lo stesso Speciale nell’atto con cui si oppone alla richiesta di archiviazione della posizione di Visco formulata dai pm romani il 18 settembre scorso a conclusione dell’inchiesta sulle presunte pressioni ricevute dall’esponente di Governo.

I pm: "Attività illegittima, non illecita" Nel provvedimento di 18 pagine depositato oggi a piazzale Clodio e predisposto dal legale di Speciale, Ugo Longo, si sottolinea che "gli atti illegittimi posti in essere dal viceministro avevano un obiettivo ben delineato e pervicacemente perseguito: il trasferimento immediato dei quattro ufficiali della guardia di finanza che in quel momento svolgevano delicatissime indagini di polizia giudiziaria su fatti di notevole rilevanza penale". La stessa procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione per Visco, pur censurandone il comportamento ("attività illegittima, ma non illecita") e sottolineando che non si configura nell’attività di Visco una condotta dolosa.

Speciale: "Oscuro il motivo del suo ordine" Nell’opporsi alla richiesta di archiviazione, Speciale sollecita l’emissione dell’imputazione coatta per l’imputato e l’approfondimento delle indagini sulle "oscure" motivazioni, così come indicato dal procuratore Giovanni Ferrara e dal sostituto Angelantonio Racanelli, dello stesso indagato "ad ordinare il trasferimento dei quattro ufficiali" delle fiamme gialle, alcuni dei quali impegnanti nelle indagini sulle scalate Antonveneta e Bnl.

L'atto di opposizione E tornando a quella che Speciale ritiene una condotta dolosa da parte di Visco, nell’atto di opposizione si sottolinea che se, come descritto dalla stessa procura, Visco ha "tentato di ottenere il trasferimento dei quattro ufficiali ordinando o cercando di imporre al comandante generale di provvedere in tal senso o comunque esercitando pressioni indebite" violando "specifiche norme di legge", non si vede "come non ne possa conseguire la consapevolezza del danno (immagine, carriera e onorabilità) che sarebbe derivato agli ufficiali da trasferire con immediatezza quale conseguenza diretta dell’illegittimità degli atti dallo stesso indagato voluti o pretesi".

"Se dicevo sì, finivo sotto tutela" Se "il comandante generale" Roberto Speciale avesse assecondato il "pensiero" di Vincenzo Visco "sarebbe stato per l’avvenire 'sotto tutela'; l’esclusività sarebbe risultato solo un termine vuoto di contenuto con danno irreparabile per l’unico legittimo titolare". Insomma l’ex vertice delle Fiamme gialle non poteva avallare la direttiva di Visco per il trasferimento di quattro ufficiali della Guardia di finanza, al vertice dei comandi di Milano e Lombardia. Il successivo conflitto con l’ex comandante delle Fiamme gialle; le indagini della Procura di Roma e la richiesta di archiviazione del fascicolo a carico dello stesso Visco, sono conseguenze dirette di una vicenda "nata male e sviluppatasi peggio".