"Speciale infedele". Però volevano premiarlo

La requisitoria del ministro dell’Economia rende ancora più assurda l’offerta di un posto alla Corte dei conti all’ufficiale rimosso

Roma - È un atto d’accusa senza precedenti quello che Tommaso Padoa-Schioppa rivolge, nell’aula del Senato, al comandante generale della Guardia di finanza, Roberto Speciale. Lo definisce sleale, inadeguato, incapace al comando. «Con lui le Fiamme gialle erano diventate un corpo separato». Accuse violente, accompagnate dalle proteste dai banchi dell’opposizione. «So che gli italiani sentono la mia voce, non gli schiamazzi dell’aula», commenta il ministro dell’Economia. Immediata la replica: «Buf-fo-ne, buf-fo-ne, buf-fo-ne».
E per dimostrare la sua «vicinanza» a Vincenzo Visco, il ministro «fa suo» il documento - un vero e proprio memorandum - elaborato dal viceministro per difendere il suo comportamento. Difesa che equivale in un atto d’accusa di 22 pagine a Speciale. Ed articolato in sei punti «incontrovertibili».
Secondo il governo, il comandante generale della Guardia di finanza ha «gestito in chiave personalistica il Corpo»; ha dato promozioni ed encomi solo agli amici, «compreso il suo aiutante di campo - ha detto Tps al Senato - indagato»; ha assunto comportamenti «di dubbia lealtà» nei confronti dell’autorità politica «stringendo rapporti con la magistratura e gli organi di stampa». E ancora: si è dimostrato inadeguato nella scelta dei collaboratori; non ha vigilato sulle indiscrezioni pubblicate dai giornali; ha promosso ufficiali inadeguati all’incarico.
Insomma, Speciale - secondo Padoa-Schioppa - è stato reticente, poco trasparente ed eticamente scorretto. Accuse violente che mal si conciliano con la scelta del Consiglio dei ministri di dirottare il comandante generale della Guardia di finanza alla Corte dei conti: come segnalato dal centrodestra e dalla sinistra estrema.
Anche perché all’interno della pubblica amministrazione (e i militari fanno pur sempre parte della pubblica amministrazione) il trasferimento come consigliere della Corte dei Conti rientra fra le cosiddette «promozioni». In quanto, consente ai magistrati contabili di restare in carica fino a 75 anni, contro i 65 in vigore per ogni dipendente pubblico. Insomma, a Speciale il governo aveva offerto 10 anni in più di stipendi ai livelli attuali.
E ora Padoa-Schioppa lo definisce poco meno che un golpista. E per misurare la lealtà del capo delle Fiamme gialle cita il caso di quando Speciale mette il vivavoce per far ascoltare la telefonata di Visco che gli dà ordini. «Norme e prassi di correttezza non sono state di rado disattese - osserva il ministro - con conseguente sconcerto dei comandi e perdita di autorità anche morale verso collaboratori più stretti».
La violenza dei toni e dei termini delle accuse a cui ricorre il ministro dell’Economia (che ha riacquisito le deleghe sulla Guardia di finanza), se reali, innescano un quesito nell’aula di Palazzo Madama: ma se Speciale era realmente responsabile di questi atti, perché non è stato denunciato alla Procura della Repubblica?