Speciale, Padoa-Schioppa finisce sotto inchiesta al Tribunale dei ministri

La procura di Roma: serve un supplemento d’indagine Caso Visco, sentito un nuovo teste

La querela per diffamazione presentata dall’ex comandante della Guardia di finanza Roberto Speciale contro Tommaso Padoa-Schioppa da oggi è al vaglio del Tribunale dei ministri. La procura di Roma dopo una prima valutazione degli elementi indicati da Speciale ha infatti trasmesso il fascicolo, senza compiere alcun atto d’indagine come prevede il codice. Ma indicando una serie di approfondimenti da compiere per verificare se il ministro dell’Economia abbia diffamato Speciale nel discorso che fece lo scorso 6 giugno al Senato per giustificare la rimozione del comandante generale.

Adesso il Tribunale dei ministri, composto da tre magistrati, ha 90 giorni per compiere gli accertamenti ritenuti necessari e assumere delle determinazioni. Che possono essere due. Archiviare il procedimento oppure chiedere l’autorizzazione a procedere all’apposita giunta del Senato. «Prendo atto che la querela è già al Tribunale dei ministri - commenta Ugo Longo, il difensore di Speciale - e che pertanto l’atto proposto dal generale è stata ritenuta meritevole di approfondimenti. Nei prossimi giorni il generale Speciale chiederà di essere sentito dal collegio al fine di fornire tutti gli elementi utili per il giudizio».

Stamattina, con la presentazione di diverse querele contro il gruppo editoriale Espresso - La Repubblica per alcuni articoli ritenuti gravemente diffamatori, Speciale avrà conclude la rosa di iniziative giudiziarie messe in campo dopo che il governo l’ha sostituito. È infatti pendente anche il ricorso presentato al Tar del Lazio contro la rimozione e la conseguente nomina a comandante del generale Cosimo d’Arrigo. Mentre l’indagine della procura di Roma, che vede il viceministro Vincenzo Visco indagato per minacce e abuso d’ufficio, sta affrontando uno snodo delicato. Quest’ultimo procedimento si basa sulle accuse di indebita ingerenza sulle scelte del comandante rivolte da Speciale a Visco. Se per i magistrati di Milano si trattava di fatti privi di rilevanza penale, per quelli della capitale sono invece meritevoli di approfondimento. Numerosi ufficiali delle Fiamme Gialle, sia in servizio al comando generale e a Milano, sia collaboratori del viceministro, sono già stati sentiti come testimoni dal sostituto procuratore Angelantonio Racanelli. Tra questi, i quattro ufficiali per i quali Visco aveva chiesto il trasferimento. Mentre, qualche giorno fa, sempre come teste è stato convocato anche l’ex colonnello Federico D’Andrea, oggi a capo dell’audit di Telecom. Anche questo verbale, come tutte le altre deposizioni, è stato secretato dal pubblico ministero della capitale.

La scaletta delle deposizioni programmata da Racanelli dovrebbe andare avanti fino alla fine del mese di luglio. In agenda il Pm deve ancora raccogliere le testimonianze di altri alti ufficiali. Secondo alcune indiscrezioni potrebbe convocare come testimone anche l’attuale consigliere militare del presidente della Repubblica, il generale Rolando Mosca Moschini. Questo per completare la ricostruzione dei fatti e dell’intreccio di relazioni tra le sfere militari e quelle politiche. Mosca Moschini è già stato comandante generale della Gdf circa dieci anni fa quando Visco era ministro delle Finanze. Tra i due vi fu un fitto carteggio per regolare i rapporti tra numero uno e autorità politica. È quindi chiaro che il perimetro delle indagini sta allargandosi, superando i semplici fatti finora noti, ovvero quell’inconsueto braccio di ferro tra comandante generale e viceministro sull’intera gerarchia milanese che Visco avrebbe voluto via da Milano.

Terminata la fase delle indagini preliminari, Racanelli si confronterà con il procuratore capo, co-assegnatario del procedimento, per decidere come concludere. Racanelli potrebbe infatti chiedere al gip il rinvio a giudizio o l’archiviazione per Visco. In quest’ultimo caso, essendosi già costituita parte offesa, Speciale potrebbe opporsi alla richiesta portando il gip a fissare un’udienza in Camera di consiglio tra le parti.