Speciale, il pm ha fretta di archiviare

A pochi giorni dall’ordine del gip di approfondire le indagini, la procura chiede ancora il proscioglimento. Il legale del generale: ci opporremo

Roma - Un replay della prima fase delle indagini preliminari. La Procura di Roma ha infatti rinnovato la richiesta di archiviazione nei confronti del viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, nell’ambito dell’inchiesta sulle ipotesi di tentato abuso d’ufficio e minacce relative alle pressioni indebite esercitate nell’estate 2006 sul comandante generale della Gdf, Roberto Speciale.

Gli ulteriori accertamenti, disposti lo scorso 21 dicembre dal vicepresidente dei gip capitolini Antonino Stipo, per verificare se ci fosse stato «dolo intenzionale» non hanno prodotto sconvolgimenti. Nonostante i 90 giorni a disposizione, il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Angelantonio Racanelli, titolari del fascicolo, hanno velocizzato i tempi. Prima della pausa natalizia sono stati nuovamente ascoltati alcuni testimoni tra i quali il generale delle Fiamme gialle Emilio Spaziante e il colonnello Virgilio Pomponi.

Secondo la Procura di Roma non sarebbero emersi nuovi elementi a carico di Visco e così i magistrati hanno confermato la versione dello scorso settembre in base alla quale il viceministro avrebbe adottato «una condotta illegittima ma non illecita» nel chiedere a Speciale il trasferimento dei vertici della Finanza in Lombardia (gli ufficiali Forchetti, Lorusso, Pomponi e Tomei; ndr). Proprio in quella richiesta, tuttavia, erano emerse tre discrepanze tra la versione fornita da Visco nel corso dell’interrogatorio e la realtà dei fatti.
In particolare, non corrispondeva al vero che la sostituzione fosse stata richiesta perché il comando generale della Lombardia e di Milano non si occupò adeguatamente di lotta all’evasione, circostanza confutata dalle statistiche. «Non aderente alla realtà dei fatti» appariva la giustificazione addotta circa la lunga permanenza degli ufficiali nei rispettivi incarichi. Carente di fondamento anche l’origine della vicenda fissata dall’esponente diessino agli incontri con i generali della Finanza Pappa e Favaro del 13 luglio 2006. Per i pm Visco «aveva in mente di chiedere i trasferimenti ben prima degli incontri».

Il gip ora dovrà fissare una nuova camera di consiglio (un mese il tempo previsto), ma il difensore del generale Speciale, l’avvocato Ugo Longo, ha già preannunciato battaglia. «Dalla notifica del provvedimento - dice - ci sono dieci giorni a disposizione per presentare opposizione alla richiesta di archiviazione». Longo già nella prima opposizione aveva allegato la pronuncia del Tar del Lazio che aveva riconosciuto l’illegittimità della destituzione di Speciale, sostituito nello scorso giugno con il generale Cosimo D’Arrigo. «Siamo tornati al punto di partenza - ha aggiunto il legale - ma dal mio punto di vista ci sono tutti i presupposti perché si riconosca l’abuso d’ufficio».

Il problema è rappresentato dalla dimostrazione del dolo di danno resa più difficile dal fatto che non solo i trasferimenti non furono effettuati e le prerogative del generale non furono intaccate, ma anche dalla permanenza (seppur breve) di Speciale nel suo incarico. Tutto ruota intorno ai motivi «oscuri» che spinsero Visco a chiedere gli avvicendamenti e alle conseguenti interferenze indebite. Il generale Speciale, da parte sua, intende rimettersi al giudizio dei magistrati e all’eventuale riconoscimento del torto subìto.