Speciale ricorre al Tar e chiede cinque milioni di euro per esser stato rimosso

L'ex comandante generale della Gdf dopo aver querelato Padoa-Schioppa chiede l'annullamento del decreto con il quale è stato allontanato e un maxi risarcimento

Roma - Dopo aver querelato il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa per le dichiarazioni rilasciate in Parlamento sul suo conto, il generale Roberto Speciale torna a far parlare di sè. Oggi, l'ex comandante generale della Guardia di finanza ha chiesto al Tar del Lazio di sospendere prima, e poi annullare il decreto con il quale è stato rimosso dalle sue funzioni. Speciale ha presentato una richiesta di 5 milioni di euro, come risarcimento che le "amministrazioni responsabili" dovranno corrispondergli per la rimozione dal suo incarico. La richiesta è formulata nel testo del ricorso che l’alto ufficiale ha presentato al Tar del Lazio.

Le motivazioni di Speciale Il provvedimento di rimozione dall’incarico è "lesivo non tanto e non solo dal punto di vista economico-professionale - si legge nel ricorso - quanto, irreparabilmente, sotto l’aspetto dell’immagine, della dignità e della onorabilità professionale". Secondo il ricorrente "la vera finalità che vi è dietro l’implicita revoca, ad onta delle venti pagine di processo politico subito, è di sostituire un soggetto di diversa nomina politica e politicamente, questo sì, non complice. Una censura come quella della revoca lede in modo irreparabile la figura morale di servitore dello Stato del ricorrente, il quale, dopo 46 anni di servizio, durante il quale non un solo rilievo ha mai ricevuto, è stato letteralmente messo alla gogna perchè solo in questo modo si poteva giustificare l’abnorme provvedimento che lo ha destituito. Nell’atto impugnato sono presenti aggettivi ed avverbi che lungi dall’esprimere una doverosa critica, assumono un carattere diffamatorio sul piano personale inammissibile ed intollerabile". Di qui la decisione di chiedere un risarcimenti danni alle amministrazioni responsabili pari a 5 milioni di euro.