«SPECIALE TG1» GIOCA SUL VELLUTO

Per carità, gli Speciali Tg1 si guardano sempre volentieri. Specie se, con accorta perizia, scelgono di occuparsi di personaggi simpatici, di forze della natura quali Vasco Rossi (protagonista una settimana fa) e Valentino Rossi, cui è stata dedicata la puntata di domenica scorsa (Raiuno, ore 23). Difficile toppare, con talenti che bucano lo schermo non solo per il carisma ma anche perché ispirano un naturale impulso di benevolenza fin dalla prima inquadratura. Mettessero in cantiere uno speciale su Schumacher, giusto per vedere se riescono a farlo diventare simpatico. Magari Mollica ce la fa, magari a Donatella Scarnati riesce il miracolo, ma è più dura. Con Valentino Rossi invece è tutto grasso che cola, con quella faccia da monello impenitente e il suo modo di essere personaggio fuori dalle righe ma mai così tanto da risultare fastidioso. Non si fa fatica a parlare di Valentino Rossi, talmente solare da poter essere interpretato come un libro aperto. Ognuno, nel raccontarlo, fa la sua bella figura. Baricco ha gioco facile nel dire che per Rossi non conta solo il fatto che vince ma «come» vince. E che per lui la moto non è solo un mestiere e neanche solo un divertimento, ma una necessità spasmodica. Che è poi quella differenza nemmeno troppo sottile tra il vero campione e chi si accontenta di essere solo bravo. Il disegnatore Milo Manara aggiunge alla fotografia di Vale l'aspetto meno appariscente e più timido, scoperto nel corso di una frequentazione professionale: Rossi gli scrisse una mail chiedendogli di disegnare qualche fumetto che lo vedesse protagonista, e Manara finì per accontentarlo, fece un primo schizzo ed ebbe come risposta un complimento imbarazzato ma spontaneo: «Però, sai disegnare bene!». Non che gli speciali del Tg1 si guardino malvolentieri, il fatto è che ti danno sempre ciò che ti aspetti, difficilmente ti sorprendono. Ti aspetti che il padre di Valentino parli del figlio esattamente come ne parla, e che la madre racconti delle telefonate che gli fa prima della gara, perché non può pretendere che sia lui a chiamare. Ti aspetti che venga mandata in onda l'ospitata di Rossi da Celentano e vieni accontentato, e che vengano ricordati i suoi proverbiali ritardi agli appuntamenti. Ti aspetti infine che Vasco Rossi, già che era lì la settimana prima, dica qualcosa di gratificante sul suo omonimo che possa essere usato la settimana dopo. Il che naturalmente avviene, con una prevedibilità rassicurante.