Speciale: troppe anomalie nelle richieste di Visco

Il generale a Porta a porta: «Spostamenti mai motivati. E non capisco perché volesse cacciare da Milano anche un tenente colonnello»

A Porta a porta, da Bruno Vespa, Roberto Speciale si leva qualche sassolino. E offre tra le righe un elemento dirompente. Tra i quattro ufficiali che Vincenzo Visco voleva trasferire a tutti i costi da Milano nel luglio scorso, c’era infatti anche un tenente colonnello, Vincenzo Tomei, che nel capoluogo lombardo era arrivato da nemmeno dodici mesi. «Anch’io notai questa anomalia - spiega il comandante generale a Vespa -, perché siccome si parlava esclusivamente di dirigenti, di alti dirigenti non capivo perché vi fosse inserito pure uno con il grado di tenente colonnello che fa parte dei direttivi e il cui impiego anche temporalmente è distante e distinto dalle procedure che interessano gli alti dirigenti fino a colonnello». E infatti tra i quattro ufficiali che il vice ministro voleva lontani da Milano, il tenente colonnello aveva un grado sottostante e incarichi più operativi. Tra l’altro era arrivato da pochi mesi da Varese, dove aveva condotto con successo indagini complesse come quella sul crac della compagnia Volare. Ma allora perché il trasferimento immediato? La domanda rilanciata anche dal senatore Sergio De Gregorio, amico di Speciale e presidente della Commissione Difesa, rimane senza risposta. Aggiungendo però altre zone d’ombra in una vicenda che pare ancora lontana, e di molto, dalla chiarezza. Del resto Visco «non mi ha mai esternato i motivi di questo provvedimento né lui né i due generali chiamati in causa Pappa e Favaro». Né i magistrati di Milano criticavano i quattro ufficiali. Anzi. «In una lettera del primo giugno - ricorda il numero uno delle Fiamme gialle - del procuratore capo di Milano Manlio Minale, fattami pervenire presso il comando Regione della Lombardia il procuratore mi esternava le lodi di questi ufficiali e al termine della lettera auspicava che non venissero destinati ad altro incarico perché potessero continuare le delicate indagini a cui erano stati delegati». Così si mosse per lasciarli al loro posto. «Ho sentito il comandante a tre stelle competente per territorio che mi ha detto che non c’erano motivi per avviare un trasferimento di questi ufficiali e ancora ho convocato tutti i generali di corpo d'armata della Guardia di finanza e il risultato è stato che non c'era alcun motivo per poter procedere a trasferimenti degli ufficiali in parola. Il procedimento si è chiuso con una decisione all’unanimità quindi giunti a questo punto io avevo tutti gli elementi per poter chiudere il procedimento amministrativo con un nulla a procedere. Gli ufficiali sarebbero rimasti al loro posto e sono rimasti al loro posto».
Il comandante vuole comunque lasciare il Corpo senza gesti clamorosi. «Il governo legittimo della mia amata Repubblica - spiega - ha adottato nei miei confronti un provvedimento che io accetto, rettificando la posizione, mettendomi sull'attenti e dicendo semplicemente obbedisco». E ritorna anche sulla scelta di non andare alla Corte dei conti: «Qualche giornale l’ha chiamato baratto, io dico soltanto, semplicemente, un contentino. Io voglio uscire con il mio onore militare che ho sempre difeso, schiena dritta e senza macchia, come sono sempre stato».
Sul fronte delle indagini della procura di Roma, invece, il sostituto procuratore Angelo Antonio Racanelli ha già messo in calendario per i prossimi giorni le audizioni, come testimoni, dei collaboratori che lo stesso alto ufficiale avrebbe citato nel corso di una sua deposizione di fronte al vice procuratore generale di Milano Manuela Romei Pasetti. In particolare, si tratterebbe del colonnello Michele Carbone, capo dell’ufficio di gabinetto di Speciale, e del maggiore Cosentino, altro aiutante del comandante della Gdf, che assistettero alla telefonata sui trasferimenti fra Speciale e Visco. Racanelli ha infatti già esaminato tutta la documentazione acquisita sia alla procura militare di Roma sia a quella generale di Milano sia infine al comando generale della Guardia di Finanza. Con la corrispondenza completa tenuta in quell’intenso luglio tra Roberto Speciale e chi, come i magistrati di Milano, non voleva che quei quattro ufficiali lasciassero delicatissime indagini. A iniziare da quelle condotte con i colleghi del Valutario di Milano e Roma su Unipol. E dintorni.
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