Speciale vuole entrare in politica

Dopo la sentenza del Tar che gli ha dato ragione nel ricorso contro la decisione di palazzo Chigi, l'ex comandante della Guardia di finanza sta valutando di candidarsi al Senato. Ma non ha ancora deciso se con il centrodestra o con Di Pietro

Roma - L’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale ieri si è dimesso, a sorpresa, subito dopo che il Tar gli aveva dato ragione. Ma non pensa minimamente a fare il pensionato normale. Infatti sta valutando l'opportunità di fare politica candidandosi al Senato. "Ci sto pensando seriamente", ha ammesso ieri. Ma con chi si potrebbe candidare? Se lo chiedono in tanti e, probabilmente, anche il generale è ancora indeciso sulla propria collocazione politica. Ammette che "tutto il centrodestra" gli è stato vicino ma, al tempo stesso deve "riconoscere la vicinanza affettuosa di Di Pietro". In pratica, quindi, al momento non è da escludere né il centrodestra né il centrosinistra. Speciale potrebbe candidarsi con chi gli è stato più vicino. Nella Cdl praticamente tutti, a sinistra nessuno a parte Di Pietro.

Soddisfazione per la sentenza del Tar Il generale è felice di aver incassato la sentenza del Tar che gli dà ragione contro la decisione di palazzo Chigi di rimuoverlo, del giugno scorso. "Ho difeso le mie competenze e l’autonomia della Guardia di Finanza, in questa battaglia mi hanno voluto delegittimare, infamandomi con le accuse più invereconde, questo non lo potevo accettare, quindi mi sono battuto esclusivamente per il mio onore e per la mia onorabilità. Ho già dimostrato mesi fa, rinunciando al prestigiosissimo incarico alla Corte dei Conti e oggi rinunciando al comando generale della Guardia di Finanza, che non sono attaccato alle poltrone".

Speciale è contento soprattutto perché era interessato ad "uscire a testa alta da questa vicenda, che venga riconosciuto che io sono un onorato e onorabile servitore dello stato, cioè quello che ho fatto per 46 anni. Mi volevano cacciare, invece sono io che me ne vado". Ma non in pensione. "Diciamo che ho un’idea".