La Spectre di Confindustria? Roba da pm

Attenzione: leggete questo articolo senza dare nell’occhio. Copritevi le spalle, diffidate di chi vi sta accanto in questo momento. Soprattutto se vi guarda dall’alto in basso. O anche dal basso in alto, non importa. Potrebbe essere qualcuno che sta dietro a qualcun altro. O un qualcun altro che, a sua volta, sta dietro a un qualcun altro ancora.
L’ipotesi può sembrare suggestiva e azzardata, ne conveniamo. Ma è tutt’altro che infondata se andiamo a leggere, cosa che faremo assieme, tra pochi istanti, sempre con la dovuta prudenza, il sibillino fraseggio del Grande Depositario della Verità, Rinaldo Arpisella. Che poi è l’uomo di fiducia di Emma Marcegaglia. La quale Marcegaglia, fidandosi appunto del racconto del suo uomo di fiducia, ha scatenato, con la generosa disponibilità del pm Henry John Woodcock, che ha dispiegato uomini e mezzi, la Grande Perquisizione di avant’ieri nella redazione del nostro quotidiano e nelle abitazioni del direttore Sallusti e del vicedirettore Porro, alla ricerca di un qualcosa che non si è capito.
Un altro paio di doverose avvertenze. La prima è che il Grande Depositario della Verità, come si evince dalle affermazioni che fa nel corso della telefonata con Porro, è particolarmente criptico. La seconda è che le intercettazioni, alle quali facciamo riferimento in questo pezzo, sono prese testualmente dal Fatto Quotidiano e dal Manifesto, che hanno avuto il privilegio di vedersele consegnare nella versione integrale, mentre noi, che pure siamo stati messi sottosopra per quelle intercettazioni, questo privilegio non abbiamo avuto.
Ecco dunque alcuni dei passaggi fondamentali di Arpisella nella telefonata con Porro: «No, no fermati un attimo non sai alcune cose. Purtroppo voi siete relegati lì, in via Negri senza comprendere, capire che non esiste solamente la politica Fini, la politica Casini. Ma che ci sono sovrastrutture che passano sopra la mia testa, la tua testa...» E ancora: «...Ma tu non sai che c... c’è altro in giro, ti parlo da amico cioè..è un’ottica corta cioè.. è allora il cerchio sovrastrutturale va oltre me, va oltre Feltri, va oltre Berlusconi, va oltre...».
Capite adesso perché bisogna diffidare di chiunque ci sta attorno? Capite? Perché c’è’ un cerchio sovrastrutturale che passa sopra le nostre teste. Come abbiamo fatto a non accorgerci? Ma ecco la rivelazione col botto, quella che davvero fa pensare, stando alle parole di Arpisella (e sicuramente il pm Woodcock l’ha pensato e sta già preparando un’inchiesta di portata gigantesca) che ci sia una sorta di Spectre al governo di questo Paese. Più forte e più potente, pensate un po’, persino del tanto vituperato Silvio Berlusconi. Arpisella: «Dai secondo te chi c’è dietro Fini?» Porro: «Chi c’è dietro Fini, tu lo sai? Io no». Arpisella: «Ci sono quelli che c’erano dietro la D’Addario, dai su!» Quelli che c’erano dietro la D’Addario? Ma allora è vero che la signora Patrizia D’Addario è stata calata, registratore incluso, nel letto del premier da qualcuno di molto in alto, per raggiungere un obbiettivo ben preciso. Vuoi vedere allora che i giornali di De Benedetti, Repubblica, Espresso, eccetera, che tanto spazio ed enfasi diedero, a suo tempo, alla signora Patrizia D’Addario sono magari in collegamento diretto con questa organizzazione segretissima e potentissima, cui allude l’informatissimo uomo di fiducia della presidente di Confindustria? Ma che cosa sta succedendo in Italia?
A questo punto una domanda s’impone: sono farneticazioni quelle di Arpisella o, al contrario, come sembrerebbe dalle sue parole, informazioni ben precise, suffragate da prove provate e quindi meritevoli di grande attenzione da parte di un pm?. Perché se così fosse, se gli hanno dato credito al volo, intendiamo dire se Emma Marcegaglia per prima, e Woodcock a seguire, a tempo di record, hanno ritenuto più che fondate le sue preoccupazioni, al punto da innescare la Grande Perquisizione al Giornale alla ricerca di dossier voluminosi o no e da indagare Sallusti e Porro per un’ipotesi di reato che si configura come concorso in violenza privata, a maggior ragione gli daranno credito per quanto riguarda il resto di questa sua interessante conversazione con rivelazioni criptiche, ma ancora più preoccupanti, annesse.
Potete star certi che se così fosse, se Rinaldo Arpisella è considerato sempre e comunque un uomo ben informato, Henry John Woodcock si è già messo all’opera per rivoltare l’Italia come un calzino. E per trovare al più presto qualche buco.
Non nel calzino, ma nella Spectre. Intanto, per stare più tranquillo io telefono a un mio amico: Bond, James Bond. Che lui sulla Spectre la sa lunga.