La speculazione mascherata

I mostri ritornano: il campo da golf all'Acquasanta. Dopo dieci anni, la politica ci costringe a tirare fuori dai nostri archivi tutta la documentazione prodotta per contrastare l'ennesima cementificazione in collina. Nulla sembra essere cambiato. Il progetto portato in questi giorni all'esame della commissione del Comune di Genova è lo stesso di dieci anni fa: un campo da golf con 27 buche all'Acquasanta che richiederà un consumo di acqua esorbitante per mantenere impeccabile il manto erboso che potrà essere piacevolmente calpestato da qualche decina di iscritti. Ma, dopo dieci anni il campo da golf continua ad essere una scusa, il paravento che copre il vero affare: alcune centinaia di appartamenti per una volumetria complessiva di 22.000 metri quadri di Sla oltre a strutture pertinenziali al camp o da golf. Il problema è che esiste una legge regionale a tutela del paesaggio di quest'area, un pezzo di Liguria, bello da vedere e da godere per come è, per le sue specificità che la natura e la fatica dell'uomo ci ha regalato. Ma esiste anche un'altra legge regionale che votata da tutti i partiti, per promuovere espressamente il golf in Liguria, permette di eludere le norme di tutela ed in particolare i divieti a costruire. Dopo dieci anni nulla sembra essere cambiato. La Liguria continua ad esprimere una classe imprenditrice incapace di innovazione ed incapace di fare investimenti diversi da quello del mattone ed una classe politica mediamente senza coraggio e di mediocre qualità che cerca di barcamenarsi, capace solo di scegliere, quando va bene, il meno peggio. Ed il golf, come gioco popolare e di massa, ovviamente continua a non decollare. Dopo dieci anni, i praticanti tesserati in Italia sono passati da 42.900 a 80.000, nonostante i numerosi campi da golf sorti in tutt'Italia: 180 nel 1994, 227 nel 2005. E i 350 iscritti per campo (molto meno dei 1000 in Inghilterra e dei 1930 negli Stati Uniti) non potrebbero permettere di far quadrare i bilanci delle società se non ci fossero le annesse villette costruite nel verde «finto». Ma dopo dieci anni qualche cosa è cambiato: piove sempre di meno. Un effetto della forsennata politica mondiale e locale di infinito sviluppo, e nel bacino imbrifero dove si vorrebbe costruire il campo da golf e le annesse palazzine, il «vecchio De Ferrari Galliera» ha alcuni dei suoi pozzi e quei 10 milioni di litri di acqua che il campo da golf, per il piacere di pochi, sottrarrebbe ogni giorno a tutti i genovesi potrebbero fare la differenza tra una attenta gestione ordinaria e l'emergenza idrica. L'altra cosa che è cambiata è che questa volta due assessori non hanno votato il progetto, gli assessori Dallorto e Seggi: un segnale di più generale ravvedimento dei nostri amministratori rispetto al primato della tutela degli interessi collettivi?
Andrea Agositni (Legambiente Genova)
Paolo Cevini (Comitato Difesa Pegli e Territorio)
Antonio Bruno (Forum Ambientalista)