Spedizione punitiva contro il futuro genero

Stefano Vladovich

Si era impadronito del motorino di uno dei cognati. E così, padre e tre figli, spranghe, martelli e mazze da baseball alla mano, decidono di fargliela pagare. Una spedizione punitiva in piena regola quella organizzata da Marco D., 45 anni di Civitavecchia, e uno dei figli, Massimo di 19 anni, fortunatamente conclusa senza gravi conseguenze. Un’azione studiata alla perfezione: due auto «equipaggiate» a dovere con bastoni e randelli d’ogni genere, il percorso della vittima per rientrare a casa segnato su una cartina, chiodi a tre punte per bloccare la vettura nel punto stabilito, una rientranza buia nel quartiere Borgata Aurelia. Il tutto contando sull’aiuto di altri due componenti la famiglia, tutte vecchie conoscenze per le forze dell’ordine, più volte in carcere per vari reati soprattutto contro il patrimonio. L’altra sera le cose non vanno come previsto. Sono passate le 22, Giancarlo, chiamiamolo così, vede due macchine ferme in mezzo alla carreggiata, cerca di superarle ma lo spazio è ridotto al minimo. Frena con il terrore negli occhi quando riconosce il futuro suocero con un manico di piccone in mano. Poi vede gli altri tre e capisce che sono lì per quella stupida questione del «cinquantino» preso in prestito, senza chiederlo, a uno dei cognati, scoppiata a tavola il giorno prima. E allora Giancarlo, per evitare il peggio, si barrica all’interno della sua auto abbassando le sicure alle portiere. I quattro non rinunciano facilmente. E cominciano a picchiare sui vetri e sulla carrozzeria della berlina. «Urlavano come ossessi» racconterà ai carabinieri di via Giuliano da Sangallo un vigile urbano di passaggio, il primo ad allertare il 112. «Dicevano che lo volevano ammazzare di botte» continua l’agente della polizia municipale. Il «pizzardone» decide di affrontare il gruppo di uomini inferociti. Non ha la pistola il vigile, ma coraggio da vendere. Serve a poco: l’uomo viene accerchiato: «Vattene subito o per te finisce male» urlano i malviventi. Si rende conto che da solo non potrà fare nulla per salvare la pelle al poveretto chiuso in macchina, così li asseconda. Si allontana con la moto di servizio quanto basta per non farsi vedere, poi telefona ai carabinieri. I militari arrivano a sirene spiegate: la scena che si presenta loro è drammatica. L’auto è un rottame, la vittima semiparalizzata dalla paura. Gli energumeni, intanto, sono fuggiti a tutto gas in direzione Bracciano. L’inseguimento lungo la via Braccianese-Claudia è al cardiopalmo. Il capofamiglia e il diciannovenne, alla fine, vengono fermati e ammanettati. Le accuse? Violenza privata aggravata, danneggiamento, porto abusivo di armi improprie e minacce. Gli altri due fratelli denunciati a piede libero.