«La speranza del Sud Africa? L’addio al partito di Mandela»

da Città del Capo
Tutti i sudafricani, amici e nemici, ne parlano come di «una donna veramente tosta»: Helen Zille, 56 anni, un marito e due figli adulti, mezza ebrea e pronipote di un famoso poeta tedesco, è da due anni il sindaco bianco di Città del Capo e da un anno anche il capo dell'Alleanza democratica, il più forte partito di opposizione con una base elettorale composta in prevalenza da bianchi, indiani e «colorati» (i meticci che sono maggioranza in città), ma che comincia a fare proseliti anche tra i neri. Rifiuta di essere considerata la capofila della minoranza di origine europea, ma dice al Giornale di vedersi piuttosto come «leader di un partito e di un governo che offre una alternativa all'Anc e dà un contributo all'affermazione di una vera democrazia». Tuttavia, alla domanda se, in caso di spaccatura del partito di Mandela e di Mbeki tra l'ala moderata che ha prevalso finora e la nuova coalizione radicale che sta cercando di portare alla presidenza Jacob Zuma, conta di potersi alleare con i liberali per formare un governo autenticamente multirazziale, non ha esitazioni: «Credo che ci siano buone probabilità che questo avvenga. Alleanza democratica ha già dato vita, qui a Città del Capo, a un'amministrazione di questo tipo e dovremmo solo replicarla a livello nazionale».
Per quanto si schermisca quando le si chiede perché sia considerata il più efficiente sindaco che questa città abbia mai avuto, conferma di avere metodi molto diversi da quelli non solo dei suoi predecessori, ma anche del contestato e corrotto governo centrale. «Ho studiato a fondo i problemi prima di adottare un piano, ma ora che lo abbiamo cerchiamo di realizzarlo con la massima energia. Così spero di convincere i moltissimi elettori neri delusi dell'Anc che noi siamo in grado di diventare il partito di tutti. La vera sfida sarà di persuaderli a smetterla di ragionare solo in termini di razza. Spero che l'essere donna mi aiuti a superare le attuali barriere proprio avviando un colloquio con le donne della comunità nera».
L'insistenza di Helen Zille nel rifiutare di identificarsi con la minoranza bianca, una parte della quale è ancora nostalgica dei tempi in cui deteneva tutto il potere, deriva dalla sua storia: giornalista di punta del quotidiano liberale Rand Daily Mail, negli anni ’80 e ’90 fu in prima linea nella lotta contro l'apartheid e divenne famosa denunciando l'assassinio in prigione dell'attivista Steven Biko, una vicenda che ebbe a suo tempo una eco mondiale. Quando il giornale fu chiuso dalle autorità, si lanciò in politica sostenendo la battaglia della maggioranza nera, ma da quando Mandela si è ritirato ha perso fiducia nella capacità della nuova classe dirigente. Dopo la svolta a sinistra dell'Anc che, due mesi fa, ha lanciato Jacob Zuma verso la presidenza, è più preoccupata che mai: «L’evoluzione del partito di maggioranza (quasi un partito unico, con il 70% dei consensi nelle ultime elezioni, ndr) rischia di minare la fiducia degli investitori nel Sudafrica. Lo stesso discorso vale per la incapacità del governo di garantire le forniture di energia e l'efficienza delle infrastrutture. Alleanza democratica sarà inflessibile nel vigilare che tutto sia pronto per i Mondiali del 2010. Città del Capo lo sarà certamente».
Helen Zille è conscia che il suo è un compito improbo, e - in un Paese con uno tra i più alti tassi di criminalità del mondo - anche pericoloso. «Ho avuto più di un avvertimento dalla polizia che individui e gruppi di varia estrazione progettavano attentati contro di me e una volta, durante un comizio a Khayelitsha (la più grande township nera ai confini della città) mi hanno prima lanciato delle sedie e poi una donna armata di un coltellaccio ha cercato di pugnalarmi».
Il salto di Helen Zille da Città del Capo, dove comunque c'è un 26% di bianchi, un 50% di «colorati» e solo un 24% di neri, alla capitale Pretoria sarebbe immenso in un'Africa dove i bianchi tendono a essere ancora visti come colonialisti. Ma il solo fatto che oggi questa possibilità, sia pure remota, esista, e a soli 15 anni dalla nascita del nuovo Sudafrica, è un fatto di straordinaria importanza.
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