Speranze, paure e sogni di tre ragazzi in ascensore

Pignotta in scena con «La notte bianca» sul blackout di Roma

La drammaturgia italiana contemporanea è la grande assente dai nostri palcoscenici, ma le poche volte che riesce a essere rappresentata risulta spesso di qualità mediocre. Dominano commediole di matrice televisiva, testi banalmente generazionali, pièces di taglio più propagandistico che politico. Paradossalmente le opere più innovative riescono raramente ad arrivare alla messinscena. D'altra parte, attori e registi, a differenza degli altri paesi europei, non rischiano mai su questa drammaturgia, preferendo dedicarsi ai classici. In questa situazione, i giovani autori, se vogliono essere rappresentati, devono contare sulle proprie forze.
Le loro commedie sono autoprodotte con pochissimi mezzi e talvolta in messinscene improvvisate. Esistono, tuttavia, eccezioni a questa regola. È il caso di Una notte bianca di Gabriele Pignotta, in scena al Teatro Manzoni di Roma e poi in tournée, che è nata, prima di giungere a un teatro importante come il Manzoni, in un teatrino romano dove, con il tempo, è stata scoperta fino a diventare uno spettacolo cult. L'idea dell'autore, che ne è anche regista e interprete, era di scrivere una commedia divertente sulla Notte Bianca romana del 27 settembre 2003, ancora oggi ricordata per un micidiale blackout, aggravato da un tremendo nubifragio. Che cosa succede quando si trovano prigionieri in un ascensore tre giovani che non si sono mai visti prima? Uno è un trentenne, studente a vita e che ancora sta a casa con i genitori, l'altra è una ragazza frustrata dal suo lavoro di segretaria mentre si è brillantemente laureata in architettura. Il terzo è un giovanotto di condizione modesta, che porta pizze a domicilio. Pignotta sfrutta tutte le possibilità umoristiche e comiche degli sforzi per uscire dalla loro prigione, ma poi ha il merito di passare dalla commedia di situazione alla commedia di costume.
I tre personaggi, inizialmente solo pedine di un gioco teatrale, si rivelano a poco a poco esemplari della situazione esistenziale di tanti trentenni, con i loro ideali, le difficoltà di trovare un lavoro, la paura del futuro ma anche la voglia di andare avanti e di battersi. L'autore li rappresenta con una verità umana rara in queste commedie generazionali e in dialoghi mai prevedibili e mai volgari. Il merito del successo è anche nell'affiatamento dei tre interpreti, lo stesso Pignotta nei panni dello studente a vita, Veruska Rossi in quelli della segretaria-architetta e Fabio Avaro, un ragazzone che ha capito forse più di tutti come va il mondo.