«Speriamo che accetti l’invito ad Aquileia»

dal nostro inviato a Mosca
«Speriamo che Alessio II accetti il nostro invito e che Aquileia sia una tappa verso Roma...». Ha lo sguardo fisso sulle cupole d’oro delle chiese del Cremlino, monsignor Dino De Antoni, arcivescovo di Gorizia, mentre ripensa all’incontro appena avvenuto con il patriarca in una piccola sala dietro l’iconostasi della cattedrale della Dormizione. Nonostante le oltre tre ore trascorse quasi sempre in piedi, la bellezza della divina liturgia ha affascinato tutti i componenti della piccola delegazione italiana, invitati dal metropolita Kirill («ministro degli Esteri» di Alessio) e accolti come fratelli. «Speriamo che Alessio II avverta il desiderio delle nostre comunità cristiane di averlo in visita – aggiunge De Antoni, nella cui diocesi ricade l’antica basilica patriarcale culla del cristianesimo nel Nordest – Aquileia potrebbe essere il primo passo per arrivare più lontano».
Nel messaggio di saluto, consegnato dall’arcivescovo di Udine, Pietro Brollo, che guida la delegazione, della quale fanno parte anche i vescovi di Trieste Eugenio Ravignani e di Concordia-Pordenone Ovidio Poletto, c’è l’accenno alla vocazione al dialogo: «Fin dalle sue origini, la Chiesa aquileiense ha tenuto aperte le porte del dialogo con molteplici e diverse nazionalità e culture. In nome della fede comune, fondata sul vangelo di Gesù Cristo e sulla testimonianza dei santi apostoli e martiri, vogliamo continuare questo incontro e scambio fraterno tra le Chiese». Brollo ricorda anche i piccoli ma significativi passi del cammino di amicizia: la diocesi di Udine ha offerto i mosaici preparati dalla Scuola dei mosaicisti di Spilimbergo per la chiesa inferiore della cattedrale del Salvatore, che era stata completamente abbattuta dal regime comunista e ora è stata ricostruita. L’ecumenismo passa anche attraverso queste vie e il rapporto di amicizia tra le Chiese di Mosca e quelle del Triveneto – in particolare del Friuli Venezia Giulia – è ormai consolidato, anche grazie al supporto offerto da Patrizia Bortolotti, che lavora come tour operator ma ha sempre avuto un’attenzione particolare per creare occasioni di incontro e di scambio fra le due comunità cristiane.
La liturgia per la festa dell’Assunta, celebrata ieri qui a Mosca secondo il calendario giuliano, assume un significato particolare, nell’antica chiesa da poco tornata a essere luogo effettivo di culto dedicato specialmente a Maria, proprio nel cuore di quel Cremlino che negli anni bui del comunismo aveva sparso «i suoi errori per il mondo», come profetizzato nel 1917 a Fatima. Il lungo e suggestivo rito si chiude con una processione attorno alla chiesa, una sorta di Via Crucis con varie aspersioni e benedizioni.
«Di fronte a una liturgia così bella e solenne – spiega al Giornale il vescovo Ravignani – mi colpisce questo popolo che canta e partecipa cantando. Così come mi colpisce la devozione che ho colto in certi volti e in certi gesti, anche nei bambini. Noi cattolici dovremmo curare di più la partecipazione del popolo, preparare meglio la liturgia, celebrare meglio il mistero in cui crediamo. E dovremmo anche – conclude – accompagnare il rito con canti che esprimano il contenuto della nostra fede e abbiano la dignità della musica vera».