«Speriamo che l’Italia vincente sia un po’ come Bartali al Tour»

«Siamo tutti come pugili un po’ suonati sul ring. Ci vuole pazienza per ritrovare l’equilibrio». Angelo Scola alla sede della Fondazione Ambrosianeum usa un paragone sportivo per parlare dei milanesi scazzottati dalla crisi ma desiderosi di non cascare al tappeto. Anche perché gli italiani, ricorda l’arcivescovo, vengono alla luce in debito verso Dio e anche con il debito pubblico: «Nasciamo con un debito di 33mila euro ciascuno». E il linguaggio sportivo rimane vivo anche nei passaggi successivi. «Speriamo che l’Italia che vince sia come la vittoria di Bartali quando c’è stato l’attentato a Togliatti» dice il cardinale, ricordando l’estate calda del 1948, quando l’Italia sembrava sull’orlo della crisi civile e le prodezze di Bartali al Tour de France contribuirono a svelenire il clima di odio esacerbato dagli spari contro il leader del Pci, Palmiro Togliatti. E il cardinale Scola aggiunge un altro riferimento calcistico d’attualità, la sfida Italia Germania che si giocherà giovedì. Scherza: «Battere sul campo la Germania in economia sarà più dura...».
Scola insiste molto sul contributo positivo di nonni e bisnonni: «Gli anziani possono essere protagonisti decisivi della società se sono consapevoli della loro responsabilità e dei loro compiti. Anche in carrozzina o a letto possono documentare il valore della vita che è offerta».