Speriamo che se la cavi ma anche che se ne vada

Poiché noi non siamo come loro, anziché gridare «vergogna!» e «dimissioni!», diciamo: poveretto, è in un bel guaio. Speriamo (anche per l’onore del Paese) che se la cavi e che riesca a reggere l’onda d’urto che gli viene addosso ogni giorno, perché «il nostro uomo» sta ormai trasformando tutto ciò che tocca in purissima fanghiglia: la maggioranza che smotta e si squaglia, il suo governo è il più bocciato d’Europa e la credibilità internazionale sotto la suola delle scarpe. Romano Prodi ha dunque avuto un avviso di garanzia per una storia di comitati d’affari, di fondi europei e transiti per San Marino di cui speriamo sia estraneo. La notizia l’ha data ieri il sito Panorama.it ed è piombata in Senato, dove eravamo, provocando una ingenerosa ilarità a sinistra, non a destra, cosa che ci ha sorpreso ma non troppo: Prodi è odiato dai suoi. Noi dell’opposizione, proprio mentre la notizia si diffondeva, stavamo già abbandonando l’aula per protesta contro l’abuso dei poveri senatori a vita scongelati, inchiavardati allo scranno e costretti a pigiare con il ditino il pulsante guidato da una senatrice badante. Protestavamo contro una finta maggioranza che si fa beffe del presidente Napolitano il quale era stato lapidario: il governo deve avere una maggioranza «politica» (cioè di senatori eletti) e non soltanto numerica, oppure deve andare a casa.
E dunque, avendo lasciato la maggioranza a litigare da sola in aula, siamo corsi a vedere come la grave notizia sarebbe stata data dai telegiornali. Ci credereste? Per il Tg1 veniva come quarta dopo «con l’aiuto del padre uccide gli amici». Al Tg5 per nostra colpa non l’abbiamo udita. Al Tg3, era la terza dopo l’alta velocità. Al Tg4 (abbiamo bisogno dell’oculista) non l’abbiamo vista. Su Studio Aperto era la quinta dopo «Tutti vanno al mare». Quanta sobrietà, ci siamo detti. Che Paese finalmente civile. Come è lontano il ricordo del 1994 quando l’avviso di garanzia fu notificato a Berlusconi dal Corriere della Sera in un clima da capestro. Oggi un avviso di garanzia al primo ministro finisce fra le curiosità estive. Eppure, il sostituto procuratore Luigi De Magistris, titolare dell’inchiesta, ha fama di persona equilibrata. Eppure, l’accusa coinvolge un ex presidente della Commissione europea in una vicenda di finanziamenti dell’Unione Europea fra comitati d’affari e intrecci poco limpidi.
Noi non siamo forcaioli ma garantisti e non ci eccitiamo per notizie non confermate. E poi ci piace comportarci in modo diverso dalla sinistra che quando Silvio Berlusconi veniva infilzato dagli avvisi di garanzia procedeva al linciaggio fra rulli di tamburo ed edizioni straordinarie. Ma possiamo almeno esprimere un sentimento di dolore, non per Prodi ma per l’Italia: che cosa ha fatto di male questo Paese per essere governato da un uomo che, già al punto più basso del suo prestigio, è anche così sfortunato da finire sulla graticola giudiziaria? Non sarebbe ora, per dirla con affettuosa cortesia, che costui si levasse dai piedi una volta e per tutte?
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