«Spero che almeno li sconti fino in fondo»

La parte civile: «Sentenza equa». La difesa: «Assurda» E il gup: «Resta il serio dubbio dell’omicidio volontario»

«Spero che muoia prima di andare in carcere». Scosso, amareggiato, insoddisfatto per la condanna inflitta a Marmigi il papà di Paola, Iolando Bianchi. Ieri mattina, al termine della riunione in camera di consiglio, aggiunge: «Che, almeno, li sconti tutti quegli anni di galera anche se non mi potranno restituire mia figlia». Continua: «Come posso essere soddisfatto di questa sentenza? Considerato come l’ha ammazzata doveva avere venti anni». In lacrime la madre di Paola, Luciana Treccioli: «La giustizia ci doveva essere e c’è». Il padre, inoltre, ha commentato l’atteggiamento di Luca (ieri assente) durante le passate udienze: «È persino venuto in aula a fare la sceneggiata - conclude - dicendo che mia figlia lo proteggeva dal cielo».
Soddisfatto, d’altro canto, l’avvocato di parte civile, Vittorio Virga: «Si tratta di una sentenza equa che ha dato a Marmigi il massimo della pena possibile. Abbiamo ritenuto importante che il giudice abbia precisato che si poteva pensare all’omicidio volontario anche se non è stato provato». Per l’avvocato della difesa, l’ex «toga rossa» Francesco Misiani, la decisione del giudice per l’udienza preliminare, Maria Grazia Giammarinaro, «è assurda - ha dichiarato ai cronisti - e cadrà nei gradi successivi». Per il gup «resta il dubbio profondo che Marmigi si sia reso conto della gravità della situazione e quindi sulla configurabilità dell’omicidio volontario», ipotesi che gli inquirenti non sono riusciti a dimostrare durante le indagini.
Secondo il giudice, però, «risulta provato oltre ogni ragionevole dubbio che Paola e Luca erano insieme quella notte e che la morte della donna è stata causata da un processo asfittico provocato dal tentativo disperato di rianimarla». La condotta di Luca, secondo il magistrato, «sarebbe caratterizzata da una colpa penalmente rilevante, in particolare somministrando alla giovane un farmaco calmante (Diazepan), a sua insaputa, ignorandone gli effetti che poteva avere su una persona non abituata a quel tipo di medicinale». Paola, sofferente di attacchi di panico, non assumeva farmaci. «Poiché la Bianchi non respirava - conclude il magistrato - l’imputato avrebbe cominciato una compressione toracica, cui la ragazza non poté opporre resistenza per il suo stato d’incoscienza». Condotta «imprudente e negligente sotto il profilo omissivo».