«Spero che i giornalisti crepino come mosche»

A Leon Wieseltier, Chicago, 18-1-1978

Volevo scriverti immediatamente a proposito dei tuoi saggi... (sul Tarlo della coscienza) che ho letto al galoppo, deluso soltanto di averli finiti. Come mi aspettavo li ho trovati intelligenti, eruditi, senza banalità, incantevoli. Non condivido alcune tue opinioni. Conoscevo bene Nicola Chiaromonte, mi piaceva, qualche volta ero anche d’accordo con lui, lo consideravo uno dei migliori intellettuali europei degli anni cinquanta e sessanta. Ma in qualche modo Nick era un prodotto standard, spesso mancava di gusto, era uno snob. Tu ti sei avvicinato alla verità esaminando il suo accordo con Hannah Arendt sulla differenza fra gli intellettuali Platonici e Marxiani. Nick e Hanna erano terribilmente fieri della loro superiorità intellettuale, gli amici americani non potevano sperare di raggiungerli così in alto. Eravamo simpatici ma non abbastanza kulturny per farci prendere seriamente. Ma Nick, era indubbiamente una persona notevole, per lui rispetterò la regola de mortuis...
Ad Allan Bloom, Brasenose College, Oxford, 26-5-1981

Caro Allan, è stata una buona cosa venire in questa roccaforte di rettili dirigenti. Alcuni sono simpatici, ci sono dolci lucertole e non pochi amabili anfibi. Oggi non ti senti più disprezzato come ai vecchi tempi dell’arroganza di Oxford. Ma piove sans cesse... Ho qualche idea nuova, più liberatoria delle solite. Forse dovrei buttarle giù... Con affetto
A Philip Roth, Chicago, 7-1-1984

Caro Philip, avevo creduto di far bene a rilasciare un’intervista per il People sul tuo libro, ma la giovane intervistatrice ha stravolto le mie opinioni \. Siamo entrambi abituati a queste cose... In realtà ho trovato il tuo ultimo romanzo stimolante, e naturalmente dopo tre decenni ho capito perfettamente quanto dici sul mestiere dello scrittore - come potrei non capire, o soffrire le medesime pene. Tuttavia i nostri diagrammi sono diversi, \ sembra che tu abbia accettato la spiegazione freudiana che uno scrittore è motivato dalla sua brama di celebrità, soldi e opportunità sessuali. Mentre io non ho mai preso questa trinità di motivi seriamente. Ma non voglio suonare rabbinico, questa è una nota di rammarico e di scuse. Temo che con i giornalisti non ci sia niente da fare; solo sperare che muoiano come le mosche cavalline verso la fine d’agosto.

A Stanley Elkin
West Brattleboro, Vermont,
22 luglio 1992

Caro Stanley, non ho scritto a nessuno per mesi, e mi sto arrovellando per capire se si tratti di presunzione o perché sono troppo assorto in me stesso. Non credo sia questo, non mi considero un soggetto da autoanalisi psicologica, non per modestia quanto per mancanza di interesse nelle mie motivazioni. \ No, il problema è un altro: non mi sento a posto, e non lo sono da un po’. Forse c’è una ragione profonda – il bisogno di un rinnovamento totale. Sono vecchio, dopotutto. Ho bisogno di ripensare, di ristrutturare. Non sono mai me stesso quando non scrivo e non voglio scrivere come scrivevo prima (in altre vite). \ Non placherebbe la mia sete emotiva, il desiderio estremo. Non ho mai avuto il blocco dello scrittore. Se sono bloccato è nella conversazione...